Irgoli parte civile per il cane torturato

Il consiglio comunale sull'atroce fine dell'animale trascinato con l'auto sino a morire

IRGOLI. L'atroce fine del cane pastore morto dopo essere stato trascinato per chilometri dai suoi proprietari, agganciato al gancio traino dell'auto, è stata al centro del confronto in giunta comunale, che nella sua valutazione complessiva si allinea al profondo e diffuso sdegno che il fatto ha suscitato e continua a suscitare nell'opinione pubblica isolana e nazionale.

«La comunità di Irgoli rifugge qualsiasi atto di violenza contro chiunque perpetrato, sia esso persona umana che animale – si legge nella nota firmata dal sindaco Giovanni Porcu – e lo fa esprimendo nella stragrande maggioranza dei suoi abitanti i valori tipici della cultura sarda, improntati al rispetto e alla pratica dei suoi più genuini valori di lealtà, tolleranza, ospitalità e rispetto soprattutto dei più deboli». Una premessa che non concede sconti dunque agli autori del crudele gesto: un allevatore locale 42enne e suo figlio sedicenne, colti sul fatto lungo la Irgoli-Capo Comino dai carabinieri di Siniscola che li hanno denunciati all'autorità giudiziaria per uccisione di animale.

L'esecutivo irgolese va oltre e impegna l'amministrazione comunale «a costituirsi parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari ogni qualvolta vengano lesi i diritti degli animali e conseguentemente la dignità della comunità».

La condanna del fatto e dei suoi esecutori è dunque senza appello, ma c'è un altro aspetto delle vicenda sul quale il sindaco e i suoi assessori vogliono mettere l'accento: respingere con forza «ogni becero tentativo di dipingere la comunità irgolese come un unicum violento e insensibile».

«Con ciò non si vogliono di certo sottacere i gravi atti di intolleranza e violenza che talvolta succedono, frutto di comportamenti di minoranze esigue – scrive Porcu –. Questi comportamenti sono banditi dalla nostra cultura maggioritaria, li combattiamo a viso aperto nella consapevolezza che il cammino verso una società fondata sulla pace e sulla tolleranza sia lungo, talvolta arduo ma, infine, l’unico che guida tutte le nostre azioni. La comunità irgolese ha sempre assunto su di sé le responsabilità che gli sono proprie facendo le dovute riflessioni e anche la dovuta autocritica. Cosa che non mancherà di fare anche in questa occasione, consci del fatto che se le responsabilità di atti e fatti illeciti e violenti siano ascrivibili ai singoli, gli effetti coinvolgono tutta la comunità. Da parte nostra insomma nessuna attenuante per il grave atto e massima fiducia nell'azione dell'autorità giudiziaria, ma altrettanta fermezza nel respingere offese gratuite rivolte a tutta la comunità. Classifichiamo questi comportamenti – conclude Giovanni Porcu – frutto di ignoranza e di intolleranza alla pari di quelli assurdi e inqualificabili commessi dai responsabili dell’atroce fine del cane».

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