La Nuova Sardegna

L’advisor su Abbanoa: fotografia di un disastro

di Mauro Lissia

«Insostenibile accentramento delle deleghe, mancano figure fondamentali» Soltanto 110mila utenze su 730mila in un sistema informativo costato 6 milioni

29 aprile 2014
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CAGLIARI. E’ una macchina arrugginita, decide solo il direttore generale, manca uno strumento informatico che gestisca il recupero dei crediti, funzioni aziendali importantissime sono occupate da figure inquadrate con competenze diverse che spesso non sanno neppure che cosa debbano fare. A distanza di due anni dal suo avvio il sistema informativo costato quasi sei milioni di euro ha raggiunto solo in minima parte gli obiettivi stabiliti, ma non risulta neppure un piano di formazione per il personale che ne garantisca l’uso e la manutenzione. Non c’è un modello organizzativo e gestionale idoneo a prevenire i reati compresi nella legge 231/2001 sugli illeciti amministrativi, sono rimaste in un cassetto anche le discipline necessarie per rispettare la legge anticorruzione e quella sulla trasparenza degli atti. E’ la fotografia di un disastro organizzativo, oltre che finanziario, la relazione finale dell’advisor Deloitte sullo stato di Abbanoa, la società in house concessionaria del servizio idrico integrato in Sardegna. Trentasette pagine tenute finora riservate, dove la società incaricata dal commissario dell’Autorità d’ambito traccia un quadro impietoso della società più indebitata della Sardegna, mettendo a nudo una sequenza impressionante di disfunzioni, ritardi e vuoti organizzativi. Se all’assemblea dello scorso 14 aprile i vertici di Abbanoa hanno dispensato ottimismo parlando di «processi avviati», a leggere l’analisi di Deloitte emerge con cruda chiarezza una realtà in gran parte fuori controllo, dove l’advisor non è in grado neppure di arrivare a conclusioni certe sul rendiconto finanziario a causa di incredibili mancanze di documenti essenziali.

Le deleghe. Scrive Deloitte che «il sostanziale accentramento delle deleghe in capo al direttore generale non può essere sostenibile se non rivisto nell’ottica di una maggiore segregazione delle funzioni e responsabilizzazione dei dirigenti». L’advisor conferma quanto denunciato dal revisore contabile: il direttore Sandro Murtas controlla ogni articolazione del potere decisionale interno ad Abbanoa. Murtas ha tenuto in piedi «un numero assai elevato di direzioni e settori che rispondono direttamente a lui» distribuiti nel territorio, ma proprio questa struttura «può rendere più complessi i processi decisionali e aumentare le occasioni in cui si debbano risolvere situazioni di stallo chiamando in causa il direttore generale per problemi di carattere operativo». Mancano all’appello figure professionali fondamentali e Deloitte insiste sul fatto che funzioni centrali vengono affidate a personale che ha competenze del tutto diverse.

Il codice etico. Per Deloitte non c’è un modello organizzativo e gestionale utile a individuare la responsabilità di atti illeciti, manca il codice etico con regole formalizzate «che indichino i comportamenti da adottare in tutti gli ambiti di attività aziendale» e soprattutto Abbanoa non si è adeguata ancora alle norme dell’anticorruzione e della trasparenza. Altra carenza: non c’è traccia di un sistema per la gestione dei rischi e di un sistema di controlli interno.

Le bollette. Abbanoa dovrebbe vivere della tariffa, vale a dire di quanto gli utenti pagano in cambio del servizio idrico. In assenza di dati anagrafici certi sulle utenze la fatturazione va avanti a rilento, distribuendo bollette errate, obsolete, che generano contenziosi infiniti. Il recupero dei crediti poi è difficilissimo perché, come rileva Deloitte, la società «non dispone di uno strumento informatico gestionale che assicuri un monitoraggio corretto e sistematico».

La pianificazione finanziaria. Anche sullo stato finanziario Abbanoa procede a fari spenti: Deloitte sottolinea come «i report e le analisi ad oggi gestiti su base mensile» facciano affidamento solo «su dati consuntivi e non integrano le informazioni relative ad esempio ai pagamenti da effettuare, agli incassi da fatturazione e al costo per gli interessi passivi». Questo spiega perché Abbanoa navighi tra ingiunzioni, pignoramenti e controversie giudiziarie di ogni tipo, senza che spesso i vertici aziendali ne conoscano origine e scadenze.

Il sistema informativo. Su 730 mila utenze, il sistema informativo di Abbanoa contiene i dati di appena 110 mila utenze. Deloitte spiega il perché di un ritardo sull’implementazione complessiva che ormai ha raggiunto i due anni: non c’è in Abbanoa un project manager, chi ha assegnato le attività non era qualificato, non sono stati pianificati correttamente tempi e risorse, manca la valutazione dei rischi di progetto.

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