Regione, tre mesi per scrivere lo Statuto
Mozione dell’opposizione per contrastare i piani del governo che vuole modificare il potere normativo degli enti locali
CAGLIARI. L’ultimo sogno tradito è stato quello del federalismo, avviato con quattro decreti sugli otto previsti e poi abbandonato. Oggi, nel programma del governo nazionale, le regioni stanno tutte sullo stesso piano, nel senso che la specialità va a morire e la Lombardia è uguale alla Sardegna. In Consiglio regionale, Mario Floris ha riaperto la «questione sarda» con una mozione urgente che è stata sottoscritta da tutta l’opposizione. L’obiettivo principale è uno: impegnare la giunta Pigliaru a predisporre e a presentare in Consiglio, nel giro di tre mesi, un disegno di legge con la riscrittura del nuovo Statuto d’Autonomia.
Statuto. La Sardegna si trova oggi in mezzo a una riforma dello Stato da cui può uscire perdente – è la tesi alla base della mozione - e quindi la proposta del nuovo Statuto da presentare al governo e al parlamento deve rispecchiare la volontà dei sardi «di volersi autodeterminare e autogovernare nel contesto dello Stato e dell’Europa dei popoli», si legge nel documento.
Commissione. Mario Floris spiega: «La giunta deve avviare un confronto serio e determinato con il governo per evitare che nel processo di revisione della Costituzione venga leso qualsiasi livello attuale di autonomia». La mozione che sarà discussa dall’assemblea regionale coinvolge anche la Commissione Autonomia, presieduta da Francesco Agus (Sel), perché possa acquisire le proposte da portare nel dibattito politico, tecnico e giuridico. Il nuovo Statuto dovrebbe essere approvato dal Consiglio - secondo quanto prevede la mozione - in un’apposita sessione nell’autunno prossimo.
Costituente. C’è in Consiglio la condivisione della questione sarda: lo Statuto è superato basti pensare che l’ottanta per cento delle decisioni economiche scaturisce da provvedimenti dell’Europa. Ma le strade si dividono sulla terapia. Si sa che nella storia del Paese i mutamenti del regime politico hanno coinciso con una riforma dei poteri locali e oggi il rischio è di tornare al centralismo.
Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, di fronte alle tentazioni centraliste del governo Renzi, ha affermato che «non siamo disposti a fare un passo indietro» e ha ribadito che «la riforma dello Statuto sia prerogativa specifica del Consiglio».
Sovranisti. Un’affermazione che non piace ai sovranisti: «Noi siamo per l’Assemblea Costituente», ha scritto Paolo Maninchedda, assessore ai Lavori pubblici, fondatore del Partito dei Sardi. «Crediamo che anche nel confronto competitivo con lo Stato, un’assemblea costituente sia un grande strumento di pressione e di negoziato».
Popolo. La Costituente, che peraltro è stata approvata con un referendum consultivo, è obiettivo anche sei Rossomori: «Si può scrivere il miglior Statuto della terra», ha commentato Gesuino Muledda, «ma senza che sia coinvolto il popolo è politicamente un fatto inaccettabile. La gente deve percepire che la riforma dello Statuto e a riforma istituzionale sono utili per promuovere la crescita della società».
Norme disattese. La sovranità, ovviamente, dev’essere esercitata perché su un altro punto sono tutti d’accordo: lo Statuto non è mai stato attuato pienamente. Qualche esempio: la fiscalità di vantaggio avrebbe potuto trovare attuazione in diversi punti franchi e non è stato fatto; la Regione avrebbe potuto emanare norme legislative in materia di credito fondiario agrario.
Carta di Zuri. Mario Medde e Pietro Borrotzu dell’Associazione Carta di Zuri chiedono da sempre l’assemblea Costituente: «E’ una risposta che dà forza alla Sardegna. Il nuovo governo di Centrosinistra sardo può essere soggetto di un positivo cambiamento. L’errore da evitare è quello di pensare che la Costituente possa limitare le competenze e l’operatività del Consiglio regionale».
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