La Nuova Sardegna

«Così Oliena mi ha rapito»: Piero Pelù racconta l’isola

di Mattia Sanna
«Così Oliena mi ha rapito»: Piero Pelù racconta l’isola

In libreria l’autobiografia “identikit di un ribelle”

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OLIENA. Piero Pelù nel suo libro autobiografico “Identikit di un ribelle” (in questi gioirni in libreria)parla del suo personale rapporto con il borgo del Corrasi. . Opera nella quale il musicista racconta di sé. Si confessa. Perché, durante la vita di ogni artista, arriva un momento nel quale ci si mette davanti ad uno specchio e si sente l’esigenza di tradurre nero su bianco gli aspetti essenziali della propria vita. Un’esistenza percorsa da diversi, alterni istanti. Tra questi ultimi le sue visite nel centro barbaricino. Angolo dell’entroterra isolano, al quale il musicista dedica alcuni passi del suo volume. Sentendosi legato alla comunità del Nepente da un’affezione genuina, profonda. «Ogni volta che passo da quelle parti"-scrive il frontman dei Litfiba- incontro sempre Murena, (alias Vincenzo Tupponi), a Su Gologone, "la grande gola". É bellissimo da vedere». L’artista di Firenze rivela la sua grande amicizia con la storica guida turistica olianese. Con quel pioniere del Supramonte, impegnato dal 1979 a far conoscere le inestimabili bellezze naturali di un territorio, caratterizzato da paesaggi mozzafiato, panorami stupendi, grotte, anfratti e foreste secolari. Descrive, inoltre, la sua abituale frequentazione del famoso hotel, situato a pochi chilometri dalla fonte carsica.

«Se ti ci fermi a mangiare- sostiene il rocker-impazzisci. Io-prosegue-lo inserisco tra i migliori dieci ristoranti del mondo, non d’Italia».

Pur non essendo comodissimo arrivarci, per via di collegamenti non troppo efficienti, pur essendo collocato al di fuori delle tradizionali rotte del turismo della Sardegna, pur non essendo assimilabile agli schemi usuali, che interpretano generalmente la regione dei quattro mori con gli stereotipi del mare e della Costa Smeralda. «Se ci vai anche una sola volta, non lo dimentichi»-dichiara Piero Pelù.

E non si può che essere d’accordo con lui.

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