«Alt alla burocrazia per creare lavoro»
Il presidente della Banca di Sassari: «Un nuovo posto nell’isola ne vale dieci in Lombardia. Eppure c’è tanta inventiva»
CAGLIARI. Banche, imprese e cittadini a confronto nella tappa sarda del «Road show» che l’Abi, (l’associazione bancaria), ha programmato per sabato a Cagliari. Gli istituti di credito sono alle prese con vincoli e parametri sempre più stringenti e con gli effetti della crisi; il risultato è il blocco del credito, denunciato soprattutto dalle piccole e medie imprese. Nel pianeta bancario aumenta la concentrazione del potere e tutto il Sud Italia si è privato nel tempo dei grandi istituti inglobati in poche corporation finanziarie. La Nuova ne ha parlato con Ivano Spallanzani, presidente della Banca di Sassari, in passato presidente nazionale della Confartigianato.
Lei è considerato un banchiere del territorio perché conosce bene i meccanismi della piccola impresa. Oggi tra banche e cittadini il dialogo sembra deteriorato.
«Quando mi occupavo degli artigiani visitavo tutte le associazioni così come oggi faccio con le nostre filiali. Ne abbiamo 56 e i direttori di filiale hanno il vero termometro dell’economia. E’ il modo per stare vicini alla gente ed è anche il compito che ci ha assegnato la Bper e il Banco di Sardegna».
La crisi ha portato a un calo della domanda di credito da parte di imprese e famiglie sarde?
«Certo, con la disoccupazione che ha raggiunto certi tassi non potrebbe essere diversamente. Sa cosa penso? Un posto di lavoro in Sardegna vale come dieci posti a Bergamo».
Per questo come si può creare lavoro?
«Guardi, in Sardegna c’è una grande creatività di impresa e ci sono settori che vanno bene, come l’alimentare. Il problema principale è la burocrazia che prevale sull’imprenditorialità».
La burocrazia blocca il lavoro?
«Sicuramente: un artigiano deve pensare a lavorare mentre oggi ha bisogno di segretari e consulenti. Poi succede che quando manca l’artigianato, viene meno quella capacità che il settore aveva di assorbire i licenziati dalla grande industria».
Tutto questo come si ripercuote sui problemi delle banche?
«Il decadimento della piccola imprenditoria tocca il ceto medio: lo sa che a Sassari, ad esempio, per un negozio aperto ce n’è uno chiuso? Mi chiede le conseguenze per le banche? Questa situazione crea problemi nella qualità del credito».
Parliamo delle sofferenze, della difficoltà a pagare di chi ha contratto un prestito. Voi che cosa fate?
«Siamo sempre stati vicini alla gente: abbiamo cercato di postergare le varie scadenze, di posticipare la rata dei mutui per dare una mano alle famiglie e alle imprese sarde».
Nonostante la crisi generale, la Banca di Sassari chiude i bilanci in utile.
«Siamo contenti: sono undidi anni che la nostra banca ha i bilanci in attivo. Questa è anche una garanzia nei confronti della clientela, dopo quello che era successo oltre vent’anni fa».
Allora la banca era una Popolare...
«Ma sa cosa le dico? Anche se adesso è una Spa, resta tradizionalmente una popolare proprio perché è sempre stata vicina al territorio e alla piccola impresa, agli artigiani, ai medi commrcianti, agli agricoltori e alle famiglie».
Il sindacato, però, è preoccupato per la possibile riduzione degli sportelli.
«Dobbiamo vedere i casi di sovrapposizione. Se ci sono sportelli «non performing», è inutile tenerli ma sull’occupazione non ci saranno problemi».
Questo lo può garantire?
«Certo, l’occupazione è fondamentale, so cosa significa lavorare in Sardegna, è più difficile trovare lavoro anche rispetto alle altre regioni del Sud. Nessuno dei dipendenti perderà il lavoro».
Lei è anche vicepresidente di Federexporr (la federazione dei consorzi per l’esportazione). In che cosa si differenzia la Sardegna dalle altre regioni del Sud?
«Ho visto crescere tutta una parte dell’Italia centro meridionale, Abruzzo, Molise, Puglia e Lucania perché cresceva l’associazionismo economico».
In Sardegna l’associazionismo è lontano, alcuni consorzi per l’export mettevano insieme piccoli imprenditori ma sono chiusi.
«È fondamentale mettersi insieme. Artigiani, commercianti da soli non hanno peso economico nei confronti degli enti locali. In Emilia e in Veneto ci sono stati gli insediamenti produttivi che sono mancati al Sud. È importante trovare delle Aree per far lavorare i piccoli artigiani. Ma senza l’ostacolo della burocrazia».
Di fronte alla burocrazia anche il credito non basta?
«No, non c’è credito come non c’è un problema euro. Bisogna ritornare agli anni in cui gli italiani potevano lavorare. Oggi a troppi viene impedito di farlo».
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