Tangente all’ex sindaco: assolto il manager Lolliri
CAGLIARI. Il manager della Portovesme srl Carlo Lolliri non è colpevole di corruzione, non c'è alcuna prova agli atti del processo che colleghi i novemila euro in banconote di grosso taglio trovati...
CAGLIARI. Il manager della Portovesme srl Carlo Lolliri non è colpevole di corruzione, non c'è alcuna prova agli atti del processo che colleghi i novemila euro in banconote di grosso taglio trovati dagli investigatori della Forestale a casa del sindaco di Portoscuso Adriano Puddu con la scelta dell'amministrazione comunale di agevolare la realizzazione di un parco eolico a supporto dello stabilimento su un'area pubblica che il capo dell'amministrazione era impegnato a sbloccare. L'ha stabilito la Corte d'Appello, accogliendo in pieno la richiesta del procuratore generale Mauro Rosella che aveva chiesto l'assoluzione dell'amministratore delegato dell'azienda metallurgica perché il fatto non sussiste. Non sussiste - ha sostenuto il magistrato dell'accusa pubblica - quindi non c'è stata alcuna mazzetta, come al contrario aveva accertato il tribunale il 13 novembre 2012 a conclusione di un combattutissimo giudizio abbreviato. Dal processo di primo grado Lolliri era uscito condannato a un anno e quattro mesi. Stavolta invece la vittoria dei difensori Massimo Melis e Fabio Maria Bortone è stata completa, perché anche la parte civile patrocinata per il comune di Portoscuso dall'avvocato Toto Casula aveva deciso di ritirarsi dal processo già in fase di discussione.
Per la vicenda giudiziaria che due anni fa ha sconvolto Portoscuso è una svolta clamorosa: la sentenza dei giudici d'appello potrebbe influire pesantemente sull'esito del processo ad Adriano Puddu, l'ex sindaco che ha scelto il rito ordinario davanti alla prima sezione del tribunale. La ragione è semplice: se Lolliri non ha versato alcuna tangente a Puddu, la somma trovata nascosta nel guardaroba della sua abitazione dagli uomini del nucleo investigativo del Corpo Forestale non è il frutto illegale di una corruzione. A meno che il tribunale non legga in modo opposto gli atti processuali, l'ex sindaco sembra destinato a liberarsi almeno di questo capo d'imputazione, che si richiama al rapporto per l'accusa molto stretto fra Puddu e gli interessi della Portovesme srl. Il capo d'imputazione lascia però aperta la strada alla modifica della contestazione in quella di abuso d'ufficio, ma tutto dipende dalla valutazione del tribunale.
Per il pm Daniele Caria, che ha coordinato l'inchiesta e istruito il processo, in ballo c'era un'area verde alla periferia di Portoscuso. Una delle poche rimaste salve dall'avanzata scomposta dell'industria pesante ai tempi delle partecipazioni statali. Quell'area risulta gravata da usi civici, ma stando alle accuse il sindaco era decisissimo a cederla alla Portovesme srl perché vi realizzasse un impianto eolico utile per alimentare lo stabilimento. Agli atti del processo risulta l'impegno del sindaco per sbloccare la pratica, così come - secondo la Procura di Cagliari e il giudice del primo grado - c'è anche la prova di una mazzetta che Lolliri avrebbe versato di primo mattino a Puddu, durante un incontro avvenuto negli uffici dell'azienda. Niente di tutto questo, per la difesa e per il pg Rosella: quanto raccolto dagli investigatori e quanto confermato nel primo giudizio non è sufficiente ad affibbiare a Lolliri la patente del corruttore.