La Nuova Sardegna

I sindaci: «Non lasciateci soli al fronte»

I sindaci: «Non lasciateci soli al fronte»

Appello dell’Anci alla vigilia del congresso regionale di Busachi: «Non riusciamo più a garantire i servizi minimi»

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CAGLIARI. Prima o poi qualche sindaco, soprattutto se amministra un piccolo Comune, si stuferà di ricevere lettere minatorie, di non sapere più cosa fare per fermare povertà e disoccupazione fra la gente. Prima o poi si stuferà anche di essere il bersaglio della Regione, che continua a tagliare i trasferimenti agli enti locali, del Governo, che non gli fa spendere i soldi in cassa perché ci sono i vincoli del Patto di stabilità e allo stesso tempo cancella i trasferimenti ex Imu, o riduce all’osso quanto ai municipi spetta dell’Irpef. Così i sindaci non possono andare avanti: sono in mezzo a un fuoco incrociato, da una parte c’è la disperazione sotto cassa, dall’altra l’incubo dei tagli decisi da Roma e da Cagliari. L’ultimo allarme è stato lanciato dall’Associazione dei Comuni, l’Anci, a pochi giorni dal congresso regionale di Busachi, in programma domenica.

L’ultima sforbiciata. È arrivata dalla Regione, che con la Finanziaria in corso ha tagliato di altri 55 milioni il Fondo unico, cioè le entrate, per gli enti locali. «Siamo al dramma sociale, non possiamo far più nulla e ancora meno investire per far fronte all’emergenza e alla crisi», ha detto il sindaco di Dolianova, Rosanna Laconi. Il monte trasferimenti è sceso da un anno all’altro da 635 milioni a 50 milioni e mezzo. «È un taglio continuo – è stata la denuncia di Emidio Contini, presidente vicario dell’Anci, sindaco di Ussana – e non sappiamo più come far sopravvivere i nostri Comuni e soprattutto garantire un minino di servizi sociali, l’unico argine contro il malessere». La richiesta dell’associazione è stata rilanciata con forza dal direttore e sindaco Umberto Oppus: «Giunta e Consiglio regionale devono far di tutto per evitare questo ennesimo colpo basso. I sacrifici non possono essere sempre chiesti ai Comuni». L’appello è stato lanciato e domenica sarà consegnato nella mani dell’assessore agli Enti locali, Cristiano Erriu, tra l’altro anche l’ ultimo presidente eletto dell’Anci.

Nei guai. I sindaci lo sono da quando i vincoli del Patto di stabilità sono diventati per loro soffocanti. Hanno soldi in cassa, ma non possono investirli per non far aumentare il debito pubblico nazionale. «È assurdo – ha detto Casula – che tutto l’anno ci chiedano di essere virtuosi, lo siamo, riusciamo a risparmiare ma alla fine solo nel 2014 i Comuni sardi non potranno spendere 176 milioni, mentre per noi sarebbero, arrivo a dire, miracolosi». C’è dell’altro: l’incostituzionalità della legge sui Cantieri verdi ha bloccato le poche assunzioni sociali ancora possibile. C’è di peggio: il Governo negherà ai municipi una trentina di milioni d’Irpef e sta per cancellare anche le esenzioni a favore delle comunità collinari e montane. Fa venire brividi ascoltare che queste entrate in meno scateneranno ancor più rabbia sociale. I sindaci non possono essere lasciati soli al fronte. Altrimenti prima o poi qualcuno di loro sventolerà bandiera bianca e allora addio democrazia. (ua)

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