La Nuova Sardegna

Troppa burocrazia: l’isola senza riforme rimane indietro

di Alfredo Franchini
Troppa burocrazia: l’isola senza riforme rimane indietro

Maggioranza, opposizione e industriali sono d’accordo: la Regione deve semplificare tutta l’amministrazione

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CAGLIARI. Tutti vogliono una pubblica amministrazione dal volto umano. Conciliare democrazia, sviluppo e amministrazione non è facile in un Paese come l’Italia che ha circa 200 mila leggi contro 3.000 del Regno Unito, 5.500 della Germania e 7.000 della Francia. Ma ora non c’è più tempo da perdere. In un seminario, organizzato dalla segreteria regionale della Cisl, tutte le parti in campo hanno rimarcato la necessità di abbattere il mostro burocratico; sono d’accordo maggioranza e opposizione, i sindacati, gli industriali, presenti ieri con il presidente Alberto Scanu, l’assessore agli Affari generali, Giammario Demuro il quale ha annunciato che la prossima settimana porterà in giunta una delibera che si occuperà di ottimizzare le strutture dirigenziali con l’obiettivo di liberare risorse e dirigenti». Il clima per le regioni speciali - afferma Demuro - è pessimo: «Il rischio è essere commissariati dal governo per quello la Regione dev’essere più brava. Il problema di questi anni è che c’è stato poco indirizzo politico che è poi ciò che spetta al governo. Il resto è gestione».

Con una dotta relazione, Ignazio Ganga, segretario Cisl, ha spiegato come l’amministrazione che dovrebbe essere garanzia di crescita e di sviluppo «sia diventata uno strumento funzionale alla ricerca del consenso elettorale di certa politica che, al pari di molti burocrati, non ha mai voluto un’amministrazione innovativa perché non utile a sedimentare e perpetrare talune nicchie di potere». È accaduto che in passato l’amministrazione costretta a convivere con governi deboli e partiti forti (nella prima repubblica, non ora), abbia realizzato uno scambio col potere politico. Una devastazione, secondo Flaiano, citato da Ganga: «La calata più rovinosa, dopo quella dei goti e degli Unni, è stata quella dei...timbri». Alberto Scanu, presidente della Confindustria, cita le imprese asfissiate «non per colpa del singolo funzionario ma del sistema». La cura passa per la semplificazione: «Si deve eliminare il disordine portato spesso da nuove norme che si aggiungono a quelle esistenti».

Per Scanu un punto importante per la riforma della Regione è la ripartizione delle competenze: oggi le piccole imprese hanno come riferimento diversi assessorati, (industria, commercio, agricoltura): «Chiediamo l’istituzione di un assessorato alle Attività produttive», afferma Scanu che trova d’accordo anche l’ex assessore al Bilancio, Alessandra Zedda, oggi consigliere di Forza Italia, che dà subito un esempio di mala-burocrazia: «Una delibera della giunta deve andare in commissione per il parere di competenza. Viene pubblicata sul sito ma in commissione non ci arriva subito perché deve essere formalizzata. I tempi si allungano quando basterebbe..aprire il sito».

Altro esempio, tutta la responsabilità in capo a un funzionario: «Se la persona in questione va in ferie o in malattia si blocca tutto. È possibile»? Insomma, i rapporti tra sistema politico e burocrazia sono ai minimi termini e le cose non vanno meglio nemmeno per i Fondi Ue che, in questi giorni di attacchi all’Europa, ricorda Alessandra Zedda, «sono stati indispensabili per la Sardegna. Senza quelle risorse potremmo abolire il bilancio della regione». Riforme indispensabili e dall’opposizione viene l’assicurazione per la giunta Pigliaru: «Sulle riforme importanti siamo al fianco di Pigliaru, certo vogliamo capire dove si deve andare», afferma Zedda. Tutti d’accordo con un’avvertenza a Renzi. La pronuncia Fabio Enne, (Cisl): «Noi vogliamo realizzare le cose di cui parliamo, se non si fanno anche Renzi dovrà fare i conti con le nostre organizzazioni». Ma la Cisl non ha voluto solo fotografare la mala burocrazia e la segretaria generale, Oriana Putzolu, ha articolato la proposta per semplificare il sistema:

«La riforma deve partire dal basso con il contributo dei lavoratori», spiega Putzolu. La proposta della Cisl è articolata in venti punti: dalla ridefinizione delle competenze degli assessorati, alla necessità di sganciare le politiche di revisione della spesa da quelle di riorganizzazione funzionale. Lotta alla spesa improduttiva, concorsi pubblici per ridurre il precariato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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