Alluvione, tredici indagati
Avvisi di garanzia anche a Cappellacci, Biancareddu, Cicalò, Giovannelli e Ragnedda
TEMPIO. Concorso in disastro ambientale e omicidio colposo plurimo. Sono queste le pesantissime imputazioni che il capo della procura della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi contesta ai vertici della Protezione civile isolana e a ex amministratori regionali e di due comuni galluresi ai quali addebita, sulla scorta delle indagini svolte del gruppo provinciale dei carabinieri di Sassari, le concause del tragico e devastante passaggio, nel novembre del 2013, del ciclone Cleopatra in Gallura.
Un’inchiesta che si è appena chiusa – ma si tratterebbe soltanto della prima tranche del fascicolo principale, dicono in Procura – con l’iscrizione sul registro degli indagati di tredici persone tra le quali spiccano i nomi dell’ex governatore Ugo Cappellacci e dell’ex assessore Andrea Biancareddu, del direttore regionale della protezione civile Giorgio Cicalò, dei sindaci di Olbia Gianni Giovannelli e di Arzachena Alberto Ragnedda, oltre a una decina tra dirigenti comunali dei due comuni galluresi che sovrintendono la tutela dell’ambiente e l’organizzazione della protezione civile.
A sei mesi dalla devastante e luttuosa alluvione che ha investito la Gallura il primo sfoglio dell’inchiesta principale, quella riguardante gli allarmi e gli interventi pre e post alluvione e la morte di tredici persone, tra le quali due bimbi, viene svelata dal magistrato inquirente che, soltanto pochi giorni fa, aveva avocato a sé il fascicolo processuale istruito dal collega Riccardo Rossi. Una conclusione parziale, almeno stando alle prime indiscrezioni che trapelano sul clamoroso atto firmato nel pomeriggio di ieri da Domenico Fiordalisi, nel quale l’indice accusatore viene puntato contro i responsabili regionali e locali della Protezione civile i quali – dopo gli allerta meteo lanciati dalla Protezione civile nazionale il 17 novembre scorso e nei quali si annunciava il passaggio su diverse zone dell’isola della violentissima perturbazione con rischi mortali per la popolazione – avrebbero ignorato l’allerta rosso e non si sarebbero preoccupati di informare (e informarsi), su quali provvedimenti fossero stati adottati nelle diverse località a tutela e protezione della popolazione, come previsto dalle normative nazionali. Alla base di questa prima tranche di indagini ci sarebbe il duro confronto, avvenuto a poche ore dal luttuoso passaggio del ciclone Cleopatra, tra il capo della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli e i vertici amministrativi regionali ai quali rinfacciava la mancata attivazione del Cfp (centro decentrato funzionale) da lui sollecitato con una lettera inviata alle Procure di mezza italia.
Gli accertamenti sinora svolte dai carabinieri, ai quali Domenico Fiordalisi ha delegato le indagini sull’alluvione, farebbero riferimento anche a questo aspetto, oltre alla carenza di organizzazione che ha caratterizzato l’intera gestione dell’alluvione in Gallura. Che ha sicuramente diversi gradi di responsabilità. Ma Franco Gabrielli, nel suo intervento davanti alle bare allineate dentro il Geo Village di Olbia, tra le quali spiccavano quelle bianche dei due bimbi, era andato oltre. «Considero criminale che si consenta l'abitabilità dei seminterrati, soprattutto in zone a rischio esondazione, perché questi sono i presupposti che ci portano a raccattare morti in giro per l'Italia». Affermazioni alla base della seconda tranche di indagini che dovrebbero essere approfondite e sviscerate nel proseguo dell’inchiesta, un aspetto già messo nero su bianco dalle perizie dei consulenti tecnici incaricati dai magistrati inquirenti – due geologi e due ingegneri – e che hanno rilevato (tra le altre criticità del territorio gallurese e le concause che hanno portato all’allagamento della città di Olbia, non ultime le tombature dei canali di scolmamento all’interno del tessuto urbano) la irregolarità dei sedici piani di intervento approvati per la città di Olbia, costruita fagocitando aree alluvionali e senza seguire un piano di fabbricazione e uno schema urbanistico che tenesse conto della particolare situazione di criticità idrogeologica che rende una parte del centro urbano, quella più bassa, a rischio costante di inondazioni. Questi aspetti dovrebbero rientrare nella fase investigativa ancora aperta. Domenico Fiordalisi non ha voluto commentare in alcun modo il provvedimento adottato ieri. Nel frattempo gli avvisi di garanzia hanno avuto, in Gallura e nell’isola, l’effetto di un nuovo ciclone. Le reazioni sono attese sin dalle prossime ore.
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