L’indagine avocata da Fiordalisi a Pasqua
Il fascicolo aperto dal sostituto Riccardo Rossi aveva creato divergenze con il procuratore capo
TEMPIO. I giorni della passione della procura gallurese hanno coinciso con la settimana santa, quando, sotto Pasqua, si è consumato lo strappo tra il capo della Procura Domenico Fiordalisi e il sostituto anziano, Riccardo Rossi. L’oggetto del contendere era l’indagine principale (quella che si è parzialmente conclusa ieri) relativa alle convulse fasi dell’emergenza poste in atto in Gallura da parte della Protezione civile e di tutte le altre componenti istituzionali che gestiscono il complesso sistema di gestione di soccorsi e emergenze. Un indirizzo da dare alle indagini, orientate ad un quadro più ampio di responsabilità tecnico-politiche suddiviso in tre “gironi” nei quali far confluire di tutto, comprese le concause dell’alluvione tra le quali i sedici piani di risanamento approvati (e non ancora ultimati) della città di Olbia oltre al disinteresse totale, nei decenni, per le normative idrogeologiche che hanno portato alle conseguenze che tutti conoscono. Una divergenza di vedute tra i due alti magistrati che è sconfinata con l’avocazione del fascicolo principale, finito nelle mani di Domenico Fiordalisi. Al sostituto Riccardo Rossi, ormai prossimo alla partenza essendo stato trasferito nella sua città natale, Bologna, resta da chiudere – e ieri il magistrato ha messo a disposizione dei legali dei setti indagati l’intero incartamento processuale –, il fascicolo relativo alle responsabilità per le tre morti della voragine che il 18 novembre scorso si è aperta sulla strada di Monte Pino, la provinciale 38 Olbia-Tempio.
Ma c’è ancora un fascicolo che resta aperto, ed è quello relativo al disastro ferroviario che si è sfiorato sulla tratta Olbia-Monti, nei pressi della stazione di Enas, dove un convoglio delle ferrovie dello Stato ha deragliato sotto l’incalzare della piena e i trentotto passeggeri, in preda al terrore, furono tratti in salvo con mezzi di fortuna mentre il treno rischiava di ribaltarsi per l’erosione della massicciata. Tutti gli occupanti del convoglio si sono rivolti ad un legale ed hanno presentato una dettagliata denuncia che ora è al vaglio della magistratura gallurese. Per i morti di Olbia e Arzachena, dieci persone, sono invece stati indagati i vertici delle amministrazioni regionali e dei comuni galluresi.
Sulle inchieste riguardanti l’alluvione in Gallura il procuratore della Repubblica di Tempio ha apposto il vincolo della secretazione. (g.p.c.)
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