La Nuova Sardegna

Abbanoa, adesso si indaga anche per malversazione

di Mauro Lissia
Abbanoa, adesso si indaga anche per malversazione

La relazione del consulente del pm ha aperto una nuova strada per l’inchiesta: 166 milioni per le opere dirottati su spese correnti, ma la cifra sarebbe più alta

10 maggio 2014
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CAGLIARI. I vertici di Abbanoa rischiano di finire nel registro degli indagati con l’accusa di malversazione a danno dello Stato: la nuova ipotesi di reato è spuntata in queste ore, dopo che il consulente del pm Giangiacomo Pilia ha consegnato alla Procura la prima parte della relazione sullo stato finanziario della società in house della Regione che gestisce il servizio idrico e sull’uso dei contributi pubblici, vale a dire le risposte ai primi tre quesiti posti dalla Procura. Finora il magistrato aveva lavorato sulle ipotesi di peculato, abuso d’ufficio e falso, che restano in piedi almeno in questa fase dell’indagine preliminare.

Ma il lavoro del consulente Giuseppe Aste, quello dell’advisor Deloitte e i documenti raccolti dalla Guardia di Finanza avrebbero indotto il pm Pilia a virare su una nuova contestazione, che sembra calzare come un guanto sulla scelta adottata dall’ex amministratore Carlo Marconi e dal direttore generale Sandro Murtas di utilizzare una parte dei contributi destinati a infrastrutture idriche sulle spese correnti.

E’ stato lo stesso Murtas ad ammettere all’assemblea di aprile di aver dirottato 166,6 milioni di euro «per garantire la continuità aziendale». Erano soldi vincolati, che la Regione aveva versato ad Abbanoa perchè li spendesse sulle opere idriche indicate nelle delibere. Ebbene il codice penale stabilisce che «chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico e dalla comunità europea contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere o allo svolgimento di attività di pubblico interesse non li destina alla predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni».

Sembra proprio il caso di Abbanoa, dove - come ha osservato Deloitte - il programma operativo triennale 2004-2006 e gli accordi successivi per la realizzazione delle opere fognarie e dei depuratori stabiliscono che le risorse trasferite ad Abbanoa dall’Ato per gli interventi di investimento «devono confluire su specifici conti correnti vincolati, non utilizzabili per causali differenti da quelle di realizzazione degli interventi predefiniti».Cosa che è invece avvenuta, come è stato ammesso pubblicamente da Murtas dopo che il legale del comune di Carloforte, l’avvocato Giovanni Manca, aveva chiesto chiarimenti nel corso dell’assemblea.

Non è finita qui: i vertici di Abbanoa hanno riconosciuto di aver disposto una serie di giroconti tra il 2009 e il 2013 per 166,6 milioni di euro transitati dai conti correnti dedicati agli investimenti - vincolati in base agli accordi - ai conti correnti ordinari e poi in parte rientrati su quelli originari. Ma secondo indiscrezioni il consulente della Procura avrebbe accertato che la cifra è superiore. Il che non cambierebbe molto sul piano giudiziario, ma avrebbe riflessi sullo stato finanziario della società proprio quando la Regione - l’ha annunciato l’assessore ai lavori pubblici Paolo Maninchedda - si prepara a mettere sul tavolo altri 160 milioni per scongiurare il fallimento di Abbanoa puntando su un indebitamento bancario che appare migliorato. Ma i dati raccolti dalla Procura indicano una realtà opposta quando si esamina la voce fornitori: qui il debito è una voragine di cui non si vede il fondo, che rischia di inghiottire numerose aziende private. Ecco perchè l’ipotesi del fallimento, sulla quale è impegnato il pm Pilia, è tutt’altro che remota: a giorni partirà una memoria destinata alla sezione del tribunale che dovrà valutare l’istanza presentata a suo tempo dalla Procura di Nuoro con dati aggiornati sul presunto stato di insolvenza della società in house.

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