La fame: un problema per migliaia di sardi
La campagna regionale della Caritas: “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”
CAGLIARI. «Il settanta per cento dei sardi che si rivolgono ai centri di ascolto della Caritas domandano beni materiali, il novanta per cento di loro chiede cibo. La fame non è una questione di continenti lontani, è un problema che è entrato nelle nostre case, tra i disoccupati, i giovani che non hanno mai avuto un lavoro, le famiglie». Nel presentare, ieri, al Seminario arcivescovile di Cagliari, la campagna regionale “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”, don Marco Lai, delegato regionale della Caritas, parla di un’emergenza cibo che riguarda almeno 4mila sardi. Una stima riferita alle persone che si rivolgono alle strutture diocesane: seimila persone nel triennio 2011-2013.
La campagna nazionale di sensibilizzazione e formazione è promossa dalla Caritas Italiana, dalla Focsiv e da altri organismi, associazioni e movimenti cattolici italiani in risposta all'appello lanciato da papa Francesco, in un videomessaggio, lo scorso 10 dicembre, per l'avvio della campagna internazionale sul diritto al cibo promossa da Caritas Internationalis. Di fronte al diritto negato del cibo la risposta della politica va in direzione opposta all’emergenza, tagliando i fondi. I viveri conferiti fino all’inizio del 2014 derivano, in molti casi, dall’apporto offerto dall’Agea (Agenzia Governativa per le Erogazioni in Agricoltura), un apporto cessato il 31 dicembre scorso a seguito della conclusione del programma europeo (con una dotazione di circa 100 milioni di euro per anno), in fase di ridefinizione attraverso un nuovo fondo apposito (Fead), il Fondo aiuti europei agli indigenti, non ancora operativo e con una consistenza nettamente inferiore rispetto al passato, pari a circa il 60% in meno.
«L’Europa dà piu soldi per le mucche che per le persone». Don Angelo Pittau, delegato del Grem (Gruppo regionale educazione alla mondialità della Caritas Sardegna) parla di un cambio di mentalità necessario per riportare la persona al centro dell’interesse della politica. «La campagna, nel 2014 punterà soprattutto alla sensibilizzazione, nel 2015 l’Expo sarà un’occasione per proseguire questa azione , mentre nel 2016 cercherà di coinvolgere gli organismi internazionali come l’Onu, e gli Stati per azioni efficaci nell’affermare, concretamente, il diritto al cibo. La campagna in Sardegna è rivolta al mondo ecclesiale, alle imprese, alla scuola per affermare principi fondamentali per combattere la fame: il diritto al cibo per tutti, una finanza a misura d'uomo, relazioni di pace, poiché tanta fame è prodotto delle guerre».
Il vescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, indica nella cultura della solidarietà la strada da percorrere: «La solidarietà deve diventare come l’acqua e l’aria. Se ci viene a mancare non possiamo vivere. Per ripartire dalla crisi economica non basta chiedere un supplemento di risorse se la crisi è frutto di un individualismo egoista. La solidarietà è una condizione indispensabile anche per l’economia. La ripresa ha bisogno di valori non economici». La fame è conseguenza degli squilibri di un sistema che deve essere cambiato. «Il nostro – dice il responsabile dell’Ufficio Africa di Caritas Italiana, Fabrizio Cavalletti – è un modello di vita che non produce buon vivere , occorre mettere in discussione i nostri stili di vita, ponendo al centro la relazione con l’altro, al posto dei consumi, del profitto e della speculazione».Sul banco degli imputati, motore di ingiustizia, sale la cattiva finanza.
«Esiste una speculazione sul cibo che sposta enormi capitali finanziari – sottolinea Attilio Ascani, direttore della Focsiv – . La crisi in Ucraina, grande produttrice di frumento, comporterà un aumento del prezzo del grano, un’opportunità per speculare. Le popolazioni che sul frumento vivono, perché è la loro fonte principale di cibo, non potranno permettersi di sopportare aumenti e moriranno».