La Nuova Sardegna

la condanna per il seggio conteso in consiglio

Spissu: «Sentenza ingiusta e inquietante, non la rispetto»

di Luca Fiori
Spissu: «Sentenza ingiusta e inquietante, non la rispetto»

All’ex presidente, assolto in primo grado, inflitti quattro mesi. Confermato un anno ad Andrea Biancareddu

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SASSARI. È stata ribaltata dalla Corte d’Appello di Cagliari la sentenza di primo grado che aveva visto assolto - «perché il fatto non sussiste» - l’ex presidente del consiglio regionale, Giacomo Spissu, nel processo per la tardiva sostituzione del consigliere regionale Andrea Biancareddu.

A Spissu i giudici hanno inflitto quattro mesi di reclusione per abuso d’ufficio, ritenendolo colpevole di non aver imposto l’immediata decadenza per incompatibilità dell’ex consigliere di Tempio, Biancareddu (Udc), nei cui confronti è stata confermata la sentenza di primo grado a un anno di reclusione per usurpazione di funzione pubblica. I fatti all’origine del procedimento risalgono agli anni che vanno dal 2004 al 2006: Biancareddu, passato da Forza Italia all’Udc, presidente in quegli anni del consorzio industriale di Tempio, era stato eletto nel collegio gallurese battendo di misura Renato Lai, che dall’Udc era passato all’Udeur. Proclamati gli eletti, Lai si rivolse al tribunale per sostenere l’incompatibilità con la carica pubblica di Biancareddu, che in base alla legge avrebbe dovuto dimettersi dal consorzio di Tempio prima di candidarsi e non dopo, come fece. La battaglia legale andò avanti per tutti e tre i gradi di giudizio, con Spissu trincerato nella certezza, avallata dalla giunta delle elezioni, che la competenza su quel tema fosse della Regione, in forza dello statuto speciale. Avanti fino alla sentenza della Cassazione, che dando piena ragione a Lai, come primo dei non eletti, dispose la surroga entro 10 giorni. La sostituzione, imposta a luglio del 2006 era arrivata però solo a gennaio del 2007. La sentenza è stata accolta con grande amarezza dai due ex esponenti del consiglio regionale. Entrambi ricorreranno in Cassazione . «In attesa di conoscere i motivi di una sentenza che ribalta sorprendentemente l'assoluzione di primo grado - spiega Giacomo Spissu - posso intanto dire che la ritengo ingiusta, sbagliata e inquietante per l'esercizio sereno di funzioni pubbliche e di garanzia come sono quelle di un Presidente di Consiglio Regionale. Ogni mio atto, come del resto accertato in primo grado - aggiunge Spissu - è stato assunto nel totale rispetto delle leggi, dei regolamenti e delle prerogative del Presidente, le quali, fra l'altro, sono tutte collegiali. Non esiste nessuna funzione individuale del Presidente, se non all'interno degli organi collegiali del Consiglio: Giunta delle elezioni, Ufficio di Presidenza, Assemblea. La sentenza è intollerabile - conclude l’ex presidente del consiglio regionale - si dice che le sentenze devono essere rispettate. Al netto del mio dispiacere, non trovo motivi per averne rispetto. Ne prendo atto ed eserciterò in ogni sede il mio diritto perché ho ragione». Disappunto anche nelle parole di Andrea Biancareddu. «Sento di aver fatto il mio dovere nei confronti degli elettori del mio territorio continuando a partecipare al consiglio regionale - spiega - dal quale ricevevo le convocazioni. Io non mi dimisi prima della decisione della Cassazione perchè attendevo, e con me il consiglio regionale, il pronunciamento della Corte Costituzionale. Anche Berlusconi seppure il paragone potrebbe far sorridere - conclude Biancareddu - ha atteso due mesi dopo la decisione sulla decadenza da senatore, ma nessuno gli ha contestato il reato di usurpazione di funzione pubblica». Renato Lai, che non si era costituito parte civile, ha preferito non commentare la sentenza.

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