“Gai semus” I segni dell’identità
A Sassari la mostra di Igino Panzino Rilettura del vestire tradizionale sardo
SASSARI. Sino al 6 giugno l'Archivio storico comunale di via dell'Insinuazione ospita la mostra "Gai semus", di Igino Panzino, rivolta non solo agli appassionati del mondo dell'arte ma a tutti gli amanti della storia dei cambiamenti del costume sociale. La mostra propone una "lettura" nuova del vestire tradizionale sardo. Gai semus è un’espressione che in sardo ha un significato ambivalente: può voler dire «siamo fatti così» ma anche in maniera più sottintesa «siamo messi così»; questo modo di dire indica, perciò, sia un'appartenenza identitaria sia una condizione di vita materiale.
La mostra allestita da Panzino è costituita da un nucleo di una trentina di stampe su carta ottenute da elaborazioni grafiche d'immagini di origine fotografica, realizzate tramite tavola elettronica, aventi per tema il costume sardo, in una sintesi formale che li conduce ai limiti dell'astrazione.
La mostra, che ha aperto martedì scorso, è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. È una delle tante mostre allestite in città in occasione del Maggio sassarese e in particolare della Cavalcata sarda.
«La tecnologia oggi a disposizione – scrive Panzino nell’introduzione al catalogo della rassegna – rende possibile, attraverso strumenti relativamente semplici, usati da me personalmente nelle funzioni più elementari, creare una simbiosi tra pittura e fotografia che determina lo sviluppo di un linguaggio decisamente "terzo" prodotto, appunto, dall'incontro tra questi due mezzi, tale da potersi considerare una vera e propria crasi (figura retorica) visiva».
«Nel corso della storia – aggiunge Panzini – il patrimonio di cultura popolare raffigurato da questi costumi è stato interpretato, con grande passione, dalla pittura e dalla scultura, nonché dalle varie arti "minori", strumenti che, per loro carattere intrinseco, ne hanno voluto soprattutto mettere in evidenza il suggestivo valore formale-pittoresco. Con altrettanto se non maggiore interesse, questo capitale è stato anche oggetto di ricerca fotografica che, per natura differente dalle arti sopra citate, ha preferito, con maggior dinamismo, cogliere gli aspetti più sociali e relazionali, in una molteplicità di situazioni - le più diverse- che vanno dalla festa, al lavoro, alle manifestazioni religiose, alla vita quotidiana e via dicendo. Si può trasformare – conclude Panzino – in immagini la duplicità di questi valori?»
Un modo, insomma, per riferirsi ai valori dell’identità fuori da ogni folclorismo, con lo sguardo rivolto alle frontiere della ricerca artistica internazionale.