Giulio Angioni: «Sassari ricordi il suo Berlinguer»
L’iniziativa per dedicare la Biblioteca dell’Università al segretario del Pci. «È stato importante per tutti gli italiani, non soltanto per il suo partito»
SASSARI. In breve tempo l’iniziativa ha coinvolto centinaia di persone, tutte convinte della bontà dell'iniziativa di lanciare un appello al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e a tutte le istituzioni interessate perché venga intitolata a Enrico Berlinguer la Biblioteca universitaria di Sassari, che tra poche settimane si trasferirà nell'ex ospedale di piazza Fiume. Un trasloco breve per la distanza, ma di grande significato simbolico. Cambierà di sede un imponente patrimonio librario, custodito in un luogo centrale nella storia culturale di Sassari, la città nella quale Berlinguer è nato e si è formato negli anni cruciali della giovinezza. Un’occasione importante, secondo il comitato promotore dell’appello, per ricordare la passione e l'impegno politico e civile di Berlinguer.
Tra i già tanti firmatari della petizione c'è anche lo scrittore e antropologo Giulio Angioni.
Perché ha firmato?
«Non posso che essere favorevole a questa proposta. Perché intitolare le biblioteche solo a personaggi che hanno vissuto di libri? Berlinguer, che tra l'altro di libri ne ha scritti, ha fatto cose più importanti. Per me è quindi una buonissima idea. Non vedo obiezioni. Casomai qualcuno potrebbe dire perché non un altro personaggio. Se fosse stato chiesto che la Biblioteca universitaria di Sassari venisse intitolata ad Antonio Segni, io avrei detto ugualmente di sì. Ma Berlinguer va anche meglio».
A trent'anni dalla morte un’occasione irripetibile per celebrare una figura politica di livello assoluto com’ è stata il segretario del Pci?
«È stato un uomo importante per il senso comune di tutti gli italiani e non solo dei comunisti. Ha dato molto, ci ha mostrato un modo di fare politica che oggi ci manca molto. Berlinguer ha incarnato in positivo la possibilità di una politica pulita, mossa dagli ideali, non sguaiata, sobria, seria».
Un luogo di studio come una biblioteca, perfetto dunque preservarne il ricordo anche tra i giovani?
«Berlinguer è diventato l'emblema della possibilità che la politica sia una cosa seria e onesta. I giovani – e milioni di italiani di tutte le età – questo chiedono».
Una figura rispettata e apprezzata in Italia e nel mondo...
«Succede che gli italiani migliori siano apprezzati più all’estero che da noi. Così ad esempio è per Antonio Gramsci, verso cui in Italia non si ha un'attenzione tanto forte quanto invece nel resto del mondo, dove è conosciuto e studiato in tutte le università. Dappertutto trovano le riflessioni di Gramsci meritevoli di analisi, ancora ricche di indicazioni per il presente. Per Berlinguer direi che vale la stessa cosa. Uno può anche dire che alla fine il suo progetto è stato sconfitto, però la sua figura rimane. E molto positiva, più di quanto non lo sia quella di Palmiro Togliatti, ad esempio. Anche fuori dai confini italiani. Quando ci sono stati i funerali del segretario del Pci vivevo in Inghilterra e ricordo lo spazio enorme che fu dato da tutte le televisioni britanniche a quell’evento».
