La Nuova Sardegna

L’autolavaggio pagato coi soldi pubblici

Emergono in tribunale altre spese anomale nell’esame delle posizioni dei 18 onorevoli imputati

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CAGLIARI. Di tutto, coi fondi del gruppo misto e del gruppo «Insieme per la Sardegna» gli onorevoli regionali pagavano di tutto: casse di vini, biancheria, autolavaggi, pranzi, cene, coppe di gelato in locali di Roma, medaglie per premiare sportivi, abbigliamento. Ora viene fuori anche una fattura da duemila euro saldata al titolare della buvette interna al palazzo del Consiglio regionale, l’eterno Angelo Saracino. In un crescendo di spese ancora in attesa di essere spiegate. A sentire quanto carabinieri e guardia di finanza hanno scoperto nel corso della prima indagine per peculato sull’uso dei fondi ai gruppi regionali si fa fatica a trattenere l’indignazione: un giro vorticoso di bonifici e assegni circolari, somme che uscivano mese dopo mese dalle casse dei due gruppi e finivano nelle tasche dei consiglieri, convinti a quanto sembra di poterne disporre senza alcun controllo, esentati anche dall’obbligo di giustificare le uscite. Sono stati gli esami davanti al tribunale di due investigatori - il luogotenente Mariano Natale e il maresciallo Luca Erriu - a riportare ieri mattina all’attenzione pubblica realtà difficili da accettare. Realtà che hanno fatto decollare il processo presieduto da Mauro Grandesso, giunto alla seconda udienza dopo una serie interminabile di rinvii legati all’astensione degli avvocati. I rapporti della polizia giudiziaria parlano chiaro: nel processo che riguarda diciotto consiglieri nella legislatura Soru c’è il caso di Pierangelo Masia (Sdi) che secondo l’accusa faceva girare i soldi del gruppo su due conti correnti personali più un terzo, intestato al collaboratore Vincenzo Dau. Una sequenza di triangolazioni che comprende sei bonifici destinati al partito per complessivi 38 mila euro e un’acquisto di fondi immobiliari avvenuto in parte coi fondi del gruppo politico. Il difensore Maurizio Scarparo ha sostenuto che questi passaggi di denaro sono stati già chiariti, ma il pm li ha proposti al tribunale come prove di reato. Nel calderone dei pagamenti a spese pubbliche compare fra gli altri Giuseppe Giorico, che per la Procura ha saldato bollette Telecom, Enel e Vodafone personali coi soldi del gruppo. Ma a sentire i due investigatori, che hanno passato in rassegna le posizioni di 17 consiglieri - quella di Beniamino Scarpa è stata provvisoriamente stralciata per ragioni di salute - il mangia-mangia era quasi generalizzato. Ora gli elementi d’accusa andranno al vaglio della difesa: già all’udienza del 30 maggio i legali potranno controesaminare i protagonisti dell’inchiesta. (m.l)

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