La Nuova Sardegna

Frigeri confessa: «Ora provo rimorso»

di Giampiero Cocco
Frigeri confessa: «Ora provo rimorso»

Ammette di aver partecipato al delitto, ma continua a cambiare versione Oggi la convalida dell’arresto e un nuovo interrogatorio in carcere

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TEMPIO. Angelo Frigeri prima confessa il triplice delitto, descrivendone i truci particolari, poi lo assale il rimorso, getta la colpa su altre persone e infine sui avvale della facoltà di non rispondere. Le controverse versioni che il killer reo confesso fornisce ogni qualvolta si trova dinanzi agli inquirenti (l’ultima ieri pomeriggio) hanno già provocato una miriade di accertamenti che hanno costretto gli specialisti del Ris e gli investigatori dei nucleo operativo di Sassari e di Tempio a un surplus di verifiche e interrogatori che, tirando le somme, portano sempre dentro la casa degli orrori di via Villa Bruna. Dove all’interno, al momento del triplice omicidio, ci sarebbe stato soltanto Angelo Frigeri e non i fantasmi di tre camorristi napoletani o dell’astioso operaio tempiese che aveva dei conti da saldare con Giovanni Maria Azzena.

Il valzer di legali. L’uomo, che da due giorni si trova detenuto in una cella di isolamento del carcere di Bancali, a Sassari e in serata è stato portato nel penitenziario di Nuchis, nel giro di 48 ore ha cambiato due avvocati. Il primo, Giovanni Azzena (omonimo e non parente di una delle vittime), ha mollato il caso dopo l’accavallarsi delle versioni sull’accaduto e la lettura delle diverse contestazioni, sulla base di riscontri oggettivi, che vengono mossi al presunto autore della strage di Tempio. Il secondo, l’avvocato Gianna Sotgiu, scelta dal computer della Procura tra gli avvocati d’ufficio di turno ieri, è anche la ex fidanzata dal presunto assassino di Giovanni Azzena, Giulia Zanzani e del piccolo Pietro, il figlio della coppia di appena dodici anni.

La convalida. Il legale, questa mattina, sarà presente all’udienza di convalida del gip Marco Contu nel carcere gallurese di Nuchis. Le richieste del magistrato inquirente, Angelo Beccu, sono di conferma e di detenzione in carcere per concorso in omicidio plurimo aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. L’unica versione che regge al confronto con gli accertamenti che a mano a mano vengono portati a conoscenza dei magistrati dagli esperti del Ris e dalle complesse risultanze delle indagini a tutto campo portate avanti dai carabinieri di Tempio (coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica Angelo Beccu) combacia perfettamente con la prima versione dell’accaduto, fornita dall’indagato durante il primo drammatico confronto con inquirenti e investigatori, la notte tra domenica e lunedì.

La ricostruzione. Angelo Frigeri avrebbe raccontato, senza mostrare dubbi o tentennamenti, che a mettere a segno l’orribile massacro di Tempio sarebbe stato lui, seguendo uno schema preciso e molto circostanziato. La prima a cadere sotto le violente sprangate alla testa sarebbe stata Giulia, raggiunta alle spalle nel salottino di casa, mentre il marito Giovanni Azzena si trovava nella zona notte, dentro la cameretta del bambino. L’uomo sarebbe uscito alle grida della moglie trovandosi davanti la terribile scena ma sarebbe stato tramortito, a sua volta, dalla furia cieca del suo migliore amico, che brandiva un bastone. Giovanni, caduto a terra stordito, sarebbe stato a quel punto imbavagliato e fatto bersaglio di ulteriori colpi di spranga e calci all’addome e alla faccia. La mattanza sarebbe continuata per circa mezzora, sino a quando, poco dopo le 13 e 40, è arrivato a casa Pietro, il figlio della coppia che rientrava da scuola. In quel momento i genitori erano ormai esanimi a terra, con il collo stretto dai fili elettrici. Anche il bambino, a questo punto, avrebbe subito la stessa sorte dei genitori, finendo strangolato con il cavetto di un computer. Angelo Frigeri, tra le 14 e 30 e le 15, sarebbe quindi sceso in negozio per cercare una agenda e dei documenti che gli erano stati indicati, sotto l’incalzare dei violentissimi colpi, da Giovanni Azzena.

Manca il movente. Questa la ricostruzione della strage, alla quale manca però, elemento essenziale, il sigillo iniziale, ovvero la molla che ha fatto scatenare il raptus omicida. Ma non c’è, in questa assurda e sempre più ingarbugliata storia intrisa nel sangue di tre innocenti, il movente di tante ferocia, odio e brutalità che ha portato Angelo Frigeri a sterminare la famigliola di cui era diventato amico (sarebbe stato in intimità anche con la donna), da diversi anni. Gli accertamenti autoptici parlano di decesso per strangolamento e tumefazioni ed ecchimosi sul corpo dei due adulti, mentre il bimbo sarebbe stato ucciso strangolandolo con il cavetto di un computer trovato dentro casa. Ma la scena ancora più orrenda sarebbe quella finale, quando Angelo Frigeri avrebbe ripulito la scenda del delitto dal sangue e dalle altre tracce che potevano far pensare ad un delitto. Dopo aver bevuto una Red Bull ha spostato i cadaveri al centro della stanza, circondandoli con sedie, poltrone e plastica. Alla quale avrebbe dovuto dare fuoco, simulando un corto circuito, per far scomparire ogni traccia.

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