La Nuova Sardegna

Sfida a sei sulla Riviera del Corallo

di Luigi Soriga
Sfida a sei sulla Riviera del Corallo

Il Pd diviso celebra le sue vere primarie, centrodestra e grillini puntano al ballottaggio. Sel da sola. E c’è anche l’ex sindaco

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ALGHERO. Non sono elezioni qualunque. Quelle di Alghero si potrebbero definire delle grandi primarie. I sei candidati a sindaco infatti nella scena elettorale avranno un ruolo di assoluto primo piano. E’ una questione di numeri e di tempi: in corsa per il consiglio comunale ci sono appena 240 aspiranti, contro gli oltre 600 candidati delle precedenti amministrative. Significa che i portatori d’acqua sono pochi, e la penetrazione capillare casa per casa, famiglia per famiglia del candidato consigliere, sarà molto più soft che in precedenza. Quindi inciderà molto il voto di opinione, e potrebbe essere il timoniere della coalizione a catalizzare le preferenze. E in questo scenario potrebbe trionfare anche il voto disgiunto. Poi è anche un fatto di calendario: dopo la presentazione delle liste, il conto alla rovescia è partito neanche un mese fa, una parentesi troppo striminzita per procacciare voti col porta a porta. Dunque si spalanca l’arena per le grandi primarie.

Centrosinistra. L’uomo da battere sembra essere Mario Bruno. Dalla sua ha un’esperienza politica decennale che gli ha dato grande visibilità, gli consente di stare a proprio agio in ogni dibattito pubblico e lo offre all’immaginario collettivo come l’uomo in grado di prendere in mano la macchina amministrativa. Però dall’altro lato ha i suoi punti deboli, e gli avversari rigirano spesso il coltello nella piaga. Il primo è il fatto di aver spaccato il Partito Democratico. Bruno infatti forte di 641 firme si è presentato come unico competitor alle primarie del centrosinistra. Dopodiché il suo partito ha estratto dal cilindro il nome di Enrico Daga, e gli ha chiesto all’ultimo istante di cedere il passo. Mario Bruno non solo ha continuato per la sua strada, ma si è tirato dietro il 70 per cento degli iscritti del partito, con pezzi da novanta come Cacciotto, Esposito, Tanchis e Tedde. Dopodiché ha incassato l’appoggio dell’ex deputato comunista Elias Vacca, dell’ex consigliere regionale di Sel Carlo Sechi e dell’ ex parlamentare dei Ds Francesco Carboni. Poi il sostegno dell’Upc e infine un’alleanza del tutto inaspettata con il segretario provinciale dell’Udc Antonello Usai. «Un’intesa puramente programmatica», dicono loro. Ma i nemici la leggono così: «Vedremo cosa succede quando si parlerà di coppie di fatto e di orto botanico a Maria Pia». L’altro tallone d’Achille è l’inchiesta giudiziaria sull’utilizzo dei fondi dei partiti. Il centrodestra ha battuto molto su questo tasto, sostenendo che un futuro sindaco debba essere candido e immacolato.

Il Pd. Un altro candidato che gioca bene le sue carte è Enrico Daga. Spigliato, bella presenza, dà del tu al microfono. Però queste sue attitudini sembravano non bastare, e sino a qualche settimana fa veniva dato per perdente. Infatti era il candidato ufficiale del Pd, ma correva da solo. E sembrava difficile che un partito avesse una forza elettorale tale da tirare una volata per un sicuro ballottaggio. Da qualche giorno però, dopo lungo peregrinare di coalizione in coalizione, i Riformatori di Pietrino Fois hanno trovato casa, e ad aprire la porta e farli accomodare con la loro valigia di voti, è stato proprio Enrico Daga. Anche in questo caso «convergenze programmatiche, e grande stima per Francesco Marinaro, una risorsa per la città». Forte del sostegno dei Riformatori, e grazie a una buona campagna elettorale, le quotazioni di Daga solo salite, e nessuno lo sottovaluta più.

Centrodestra. In mezzo a questo frullatore che ha ridisegnato forze e alleanze, le altre coalizioni amano presentarsi agli elettori con un’aurea di purezza e coerenza. Innanzitutto la combattiva Maria Grazia Salaris, candidata del centrodestra appoggiata da Forza Italia (con i voti di Marco Tedde), del Psd’Az, di Fratelli d’Italia e del Nuovo Centro Destra. «Siamo un gruppo omogeneo che ha mantenuto salde le proprie radici». Ma la coesione sarà tutta da verificare nelle urne, perché la scelta della candidata Salaris è stata sofferta e ha creato malumori tra alcuni esponenti di spicco che potrebbero dirottare preferenze con il voto disgiunto. In ogni modo la Salaris resta ancora la concorrente più probabile per il ballottaggio.

Cinquestelle. Tutto naturalmente Cinque Stelle permettendo. Perché l’incognita dei Grillini è lì che incombe. Graziano Porcu non sfigura affatto nei confronti aperti con gli altri candidati, e lo slogan “tutti a casa” riscuote sempre applausi. Poi c’è l’effetto traino delle europee e Beppe Grillo fa sempre più spesso capolino sui giornali e nelle Tv. Certo che più va avanti la campagna elettorale e più gli elettori scontenti e delusi, che costituiscono il bacino dei pentastellati, viene intaccato dal lavorio certosino degli altri partiti, eccezionali motivatori dell’ultima ora.

L’ex sindaco. La competizione elettorale sarà tutta in salita invece per l’ex sindaco Stefano Lubrano, che si presenta con un’unica lista. Dovrà convincere i cittadini a rinnovargli la fiducia dopo un’amministrazione sofferta e travagliata. Se riuscirà ad avere successo, per lui sarà un’impresa e una grande rivincita.

Sel balla da sola. E i numeri non aiutano nemmeno la candidata di Sel Fiorella Tilloca. La scelta di coerenza spesso ha un prezzo pesante. Il partito ha deciso di tagliare fuori qualunque forza politica avesse staccato la spina all’amministrazione Lubrano. Alla fine quindi Sel si ritrova a ballare da sola, e sarà dura assicurarsi in consiglio più di una poltrona.

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