La Nuova Sardegna

Incubo populisti per i mercati

Da Wall Street alle Borse asiatiche si temono gli effetti dell’avanzata euroscettica

26 maggio 2014
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NEW YORK. Da Wall Street alle Borse asiatiche, gli occhi dei mercati internazionali in queste ore sono più che mai puntati sul Vecchio Continente. Non solo per le preoccupazioni legate alla crisi ucraina, ma per le temute ripercussioni che un’ondata populista - da destra e da sinistra - potrebbe provocare su una ripresa dell’economia mondiale ancora troppo debole e lenta. Economia che ancora stenta a riprendere il ritmo pre-crisi, quello che ha preceduto la “Grande Recessione” degli ultimi anni. Per questo mai come questa volta negli ambienti finanziari - in America, in Cina e in tutte le principali piazze finanziarie del mondo - è stata così spasmodica l’attenzione per le elezioni europee. Gli investitori hanno ben in mente una cosa: l’Europa resta l’anello debole della ripresa globale, soprattutto a causa delle performance ancora deludenti di alcuni dei Paesi dell’area euro, quelli più colpiti dal terremoto della crisi dei debiti sovrani e ancora in via di guarigione, dove la crescita non si vede o si intravede solamente. Tra questi c’è anche l’Italia. In tale contesto, la forte affermazione degli euroscettici - dal Front National di Marine Le Pen in Francia al movimento della sinistra radicale di Alexis Tsipras in Grecia, passando per il Movimento Cinque Stelle in Italia - viene visto come un potenziale pericolo: quello di rompere quel fragile equilibrio su cui si regge il difficile cammino dell’Europa verso il ritorno alla normalità. Ma soprattutto verso il cambiamento. Un cambiamento che passa per quelle riforme strutturali, a volte dolorose, necessarie per spazzate via tutte le incertezze legate al Vecchio Continente. Incertezze che, in un’economia globalizzata, pesano anche su chi come gli Stati Uniti dalla crisi sta davvero uscendo, come dimostrano anche i dati sul calo della disoccupazione. Disoccupazione che in Europa resta una piaga, soprattutto per i giovani. Del resto, sebbene la situazione in Europa sia migliorata rispetto a due anni fa, ci sono ancora segnali inquietanti che ricordano come la crisi non è del tutto superata. E la volatilità degli spread è un monito in questo senso.

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