La Nuova Sardegna

Cicu viene eletto, ma che fatica

Cicu viene eletto, ma che fatica

Forza Italia riesce a piazzare un europarlamentare, ma le urne puniscono il partito di Berlusconi

27 maggio 2014
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CAGLIARI. Salvatore Cicu è riuscito nell’impresa. Doppia: è stato eletto nonostante la caduta libera di Forza Italia. È soddisfatto il neo europarlamentare, che con un colpo di coda ha soffiato persino il secondo posto, l’ultimo utile, al capolista Gianfranco Miccichè, che da sempre è nel cerchio magico di Berlusconi.

Trasloca?

«Sì, da Roma a Strasburgo, per una nuova ed entusiasmante avventura politica».

Nella valigia metterà?

«Idee chiare e subito un progetto. Voglio costituire a Cagliari e Palermo due centri studi che lavorino in contemporanea per le due isole che mi hanno eletto. Voglio che a lavorare con me siano soprattutto i giovani: è da loro che dobbiamo ripartire con forza e determinazione».

Coraggioso, ma Forza Italia ha perso.

«Per noi sono state le elezioni più difficili. Senza Berlusconi davvero in campo e poi schiacciati dal dualismo esasperato fra Renzi e Grillo. Direi comunque che siamo usciti abbastanza bene dalla guerra elettorale di queste settimane».

Bene: è sicuro?

«Direi di sì. Qualcuno aveva pronosticato la scomparsa o quasi di Forza Italia, non è stato così. C’è stata una sostanziale tenuta e abbiamo eletto una pattuglia consistente di europarlamentari. Ora però il partito deve cambiare e deve farlo in fretta. Serve una svolta forte, servono etica, pulizia e caparbietà».

Basterà?

«La strada deve essere quella che ho appena tracciato. Poi dobbiamo ritornare a essere il partito della gente e ritornare a parlare con la gente. Tra l’altro è proprio quello che abbiamo sempre fatto o comunque fino a un certo punto. Gli altri ci hanno prima copiato e poi scavalcato. Da Renzi a Grillo hanno pescato a piene mani dal nostro elettorato ed è ora che dobbiamo contrastarli».

Renzi ha stravinto: perché?

«Bisogna ammetterlo: è stato bravo a lanciare il messaggio giusto al momento giusto. Come siamo stati bravi noi a farlo fino a un certo punto della nostra storia, poi purtroppo ci siamo rinchiusi nelle stanze e non siamo più andati nelle piazze»

Piazze conquistate da Grillo.

«Che però ha incassato una sconfitta piena, soprattutto se confrontata alle attese sbandierate»

Forza Italia è in coma?

«Ripeto, serve una scossa. Il partito deve riconquistare i moderati e ritornare a essere il loro partito di riferimento. In campagna elettorale, è quello che ho provato a fare e la mia elezione conferma che ai moderati e con i moderati dobbiamo parlare, ma soprattutto essere capaci di ascoltarli».

La Sardegna ha eletto tre europarlamentari: è un record.

«Lo è e dobbiamo sfruttarlo al meglio nei prossimi cinque anni. Ognuno di noi, eletto in Sardegna, deve sentire forte la responsabilità di portare in Europa le istanze delle nostre imprese, dei nostri amministratori locali, dei nostri giovani. La Sardegna aveva bisogno di avere più voci a Strasburgo, perché è in Europa che ci giochiamo gran parte del nostro futuro».

Anche Forza Italia si gioca il futuro: risorge, o rischia di scomparire.

«Mi sono inserito in questa competizione elettorale nel momento più difficile vissuto finora dal centrodestra nella storia politica regionale e nazionale. Ero perfettamente consapevole delle difficoltà. C’era molta rassegnazione dalle nostre parti, sembravano già tutti sconfitti e abbattuti. E invece ha vinto la Sardegna e non lo dico solo perché sono stato eletto. La vera vittoria è che abbiamo sconfitto chi andava in giro a dire di disertare le urne».

Nell’agenda europea cos’ha scritto nella prima pagina?

«Che ci sarà molto da lavorare per le due isole. Ho detto dei due centri di studio. Dalle professionalità che lavoreranno a Cagliari e Palermo mi aspetto proposte operative per cancellare il gap dell’insularità».

Ritornerà alla carica con la zona franca?

«Certo, per la Sardegna è una grande opportunità che il centrosinistra continua invece a snobbare. Sbaglia, sono i sardi a volerla. Tra l’altro la fiscalità di vantaggio può essere anche un ponte di collegamento perfetto con il Nord Africa, che è la nuova frontiera su cui l’Europa deve concentrarsi». (ua)

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