La Nuova Sardegna

Per Renato Soru è un trionfo: «Vincono le idee e la speranza»

Per Renato Soru è un trionfo: «Vincono le idee e la speranza»

L’ex governatore fa il pieno di preferenze, oltre 180mila, ed è il più votato nel collegio «Entrambe le regioni mi hanno dimostrato una grande prova d’affetto, non le deluderò»

27 maggio 2014
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CAGLIARI. Renato Soru, il più votato nel collegio delle Isole e al quinto posto assoluto in Italia. 100mila preferenze nella sua Sardegna, 40mila in Sicilia: è un successo netto e forse anche inaspettato ed emozionante. Di salire fino al primo gradino del podio, l’ex governatore non ci credeva ma ora che è li in alto, davanti a tutti, parte subito con i ringraziamenti. Sorride, si aggiusta gli occhiali, sbottona il colletto della camicia, e parte: «Ringrazio i sardi per la fiducia che mi hanno concesso. Ringrazio i siciliani per i loro voti. Le due isole mi hanno dimostrato una grande prova d’affetto che mi fa sentire ancora più forte il senso di responsabilità. Dico subito quale sarà il mio primo obiettivo a Strasburgo e a Bruxelles: il riconoscimento di una macroregione che metta assieme, anche nelle rivendicazioni, tutte le isole del Mediterraneo».

Soddisfatto?

«Molto. È la conferma che quando i sardi sono uniti possono fare tanto fino ad avere non uno, ma ben tre eurodeputati».

Riconciliato?

«Con gli elettori sardi non c’è dubbio. Direi che si è riaperto in modo visibile, palese e affettivo quel percorso che sembrava essersi concluso nel 2009».

Ottimista?

«Sì. Ora può cominciare una stagione importante di dialogo e solidarietà, per far ritornare il Mediterraneo quel mare di pace che deve essere. Mentre oggi davanti ai nostri occhi, in questo stesso mare, si combatte una guerra strisciante e di povertà che l’Europa deve fermare prima di tutto con la solidarietà e con investimenti sull’altra sponda del Mediterraneo».

Perché il Pd ha trionfato?

«Perché ha portato la speranza. Noi non siamo andati a dire dateci un voto per mandare a tutti e poi decidiamo cosa fare. Il Pd non ha alimentato rabbia e distruzione, ma è stato portatore di una speranza ritrovata».

Preoccupato?

«Sì, dall’avanzata in Francia della destra di Le Pen, ma anche dall’elezione dell’estrema destra greca, di troppi euroscettici e nazionalisti. Ma è stata controbilanciata dal grande successo in Italia del Pd, che è il primo partito socialista europeo e oggi può aspirare con diritto alla presidenza del Parlamento».

Più sardo o più siciliano?

«So che in campagna elettorale la mia affermazione “mi sento un candidato del Pd” ha sollevato polemiche. Ora la ribadisco: in questi giorni ho avuto la conferma che le due isole hanno molti problemi in comune e se si uniscono possono risolverli assieme e bene. Lo stesso dico per le altre isole del Mediterraneo, ecco perché punto alla macroregione. Insieme, possiamo e dobbiamo essere rispettati e considerati in Europa. L’insularità deve diventare non un problema, ma la prima grande opportunità. Basta chiuderci in noi stessi, cristallizzarci, dobbiamo aprirci al nuovo mondo, che è l’Europa».

Il grande sogno è?

«Che l’Unione europea sia davvero recepita da tutti come la base di un futuro solido in cui le fondamenta sono sviluppo, coesione, uguaglianza e solidarietà. Credo che su questi temi anche la Germania dovrà seguirci, perché nel frattempo, nei seggi, si è sgretolato il vecchio asse franco-tedesco e ora deve nascere un’alleanza forte italo-tedesca per costruire un’Europa dei popoli».

Il grande incubo è?

«Che l’Europa continui a essere percepita come una presenza soffocante. Non è così e non deve essere così: nelle risorse europee è racchiuso il futuro. Ma è chiaro che per cancellare certe esasperazioni è indispensabile il contributo di chi governa i 28 Paesi: spesso è la burocrazia nazionale, con un eccesso di zelo, a offuscare l’immagine dell’Europa».

Euro sì, euro no?

«Euro sì, è ovvio. Dalla moneta unica non possiamo tornare indietro, Se lo facessimo, sarebbe un disastro per le famiglie italiane e devasterebbe la nostra economia. Lo dico anche all’europarlamentare sarda del Movimento 5 Stelle: non cadere nell’errore del populismo. Ma uniamo le forze per difendere l’ambiente, risolvere il problema dei trasporti, sostenere l’agricoltura, la conoscenza e l’innovazione».

Europa ancora austera, o un’Europa generosa?

«Gli eccessi non servono. Ogni decisione, ogni intervento da oggi in poi dovrà essere riequilibrato ed equilibrato».

È un altro sogno.

«No. Sarà possibile realizzarlo, perché il Parlamento europeo ha più poteri e la Commissione, cioè il governo dell’Europa, dovrà tenere conto di quei principi che un domani saranno la forza della muova Europa. Li ripeto: sviluppo, coesione, uguaglianza e solidarietà fra i popoli». (ua)

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