La Nuova Sardegna

Depero e Tavolara: arte e vite parallele s’incontrano al Mart

di Paolo Curreli
Depero e Tavolara: arte e vite parallele s’incontrano al Mart

Le intuizioni comuni di due artisti che non si conobbero mai. Esposizione al museo di Rovereto diretto da Cristiana Collu

28 maggio 2014
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SASSARI. Eugenio Tavolara e Fortunato Depero, due artisti che vissero distanti, quasi coetanei che molto probabilmente non si incontrarono mai. Il primo nato a Sassari nel 1901 e morto nel 1963 e il secondo nato a Fondo nel 1892 e morto a Rovereto nel 1960, sono stati però, protagonisti simili nell'intendere la creatività e protagonisti di prim’ordine nel mondo delle arti applicate e del design contemporaneo.

La studiosa del Futurismo Nicoletta Boschiero, dello staff del Mart di Rovereto, aveva incontrato la figura dell'artista e designer sardo rimanendone affascinata: «Ho subito percepito la comunione di intenti del lavoro di Tavolara e di Depero – racconta –. Una storia comune legata all'idea della casa d'arte, alla produzione seriale di qualità che coinvolge i migliori artigiani. Due personalità lontane geograficamente ma che respirarono l'aria della stessa temperie».

La curiosità per l'opera di Eugenio Tavolara crebbe nell'interesse di Nicoletta Boschiero ma il progetto di una mostra che mettesse a confronto i due rimase nel cassetto per qualche anno. La scintilla che portò alla grande esposizione alla Casa d'Arte Depero – una delle sezioni del Mart – fu l'arrivo, dall'isola che diede i natali a Tavolara, di Cristiana Collu come nuova direttrice del museo della città di Fortunato Depero.

Sembrava un segno del destino e questo segnale si è concretizzato nella grande esposizione inaugurata il 17 maggio e che sarà visibile fino al 14 settembre. «Un lavoro impegnativo, e devo ringraziare la Banca di Sassari, la soprintendenza sassarese, gli assessori Morandi e Ferino della Regione sarda, che hanno reso possibile la mostra – dice Cristiana Collu – sono particolarmente soddisfatta, mentre per l'attività di Depero non ci sono più segreti, scoprire i punti in comune col lavoro di Tavolara è stato entusiasmante».

Grandi numeri già dall'apertura con il pubblico di Rovereto che ha apprezzato l'iniziativa «la mostra più bella che ho visto in questo spazio» è stato scritto sul libro delle visite. E certamente il colore, la grafica di Depero sono fonte di meraviglia così come l'esotismo stilizzato delle figurine di Tavolara parla con la bellezza a un pubblico vastissimo senza scadere nel facile decorativismo.

«Abbiamo scelto di fonderli – dice Cristiana Collu – non di giustapporli o confrontarli, spesso è difficile distinguere il lavoro dei due artisti. Erano anime coeve nella loro ricerca, anche se diversi come personalità. Fortunato Depero vulcanico e battagliero nel più puro spirito futurista, Eugenio Tavolara più composto e interiore, più sardo in una parola». La sardità per Cristiana Collu non è solo un orgoglio regionale, ma una maniera concreta di intendere la creatività che viene sempre riconfermata: «L'attenzione di Tavolara per l'alto artigianato vive oggi in talenti come quello di Antonio Marras e di tanti altri, l'idea di un sapere antico condiviso e della bellezza pervasiva che arriva a plasmare anche gli oggetti del quotidiano. Lavori che quando arrivano al giudizio del mondo raccolgono sempre consensi».

Una delle scoperte di Nicoletta Boschiero è stata la partecipazione contemporanea dei due all'Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925. Si sfiorarono, forse; Depero partecipò allestendo, con Balla e Prampolini, una sala dedicata al Futurismo, Tavolara esponendo le sue figurine stilizzate, piccoli interpreti di vita sarda (quasi “meccanizzate” e molto futuriste). «Un'idea moderna con uno sguardo al passato per l'artista di Rovereto e la ricerca di un paradiso arcaico raccontato con gusto etnografico per Tavolara. La nostalgia per un mondo che la Grande Guerra aveva spazzato via», secondo la storica dell’arte. I due artisti, in quella occasione, raccolsero ampi consensi dalla critica internazionale, vinsero medaglie d'oro confermando quanto il loro lavoro fosse davvero per niente provinciale.

Una visione innovativa confermata anche nel testo che presenta la mostra: «Simili per tipologia, tecniche e ricchezza. In Sardegna come in Trentino, questi artisti a tuttotondo rilanciano e promuovono l'artigianato locale, conducendo personalmente aziende e commerci. Depero favorisce la nascita di centri di produzione, lavoro ed economia, parallelamente Tavolara inaugura con Tosino Anfossi la Casa Atte nel’25 e fonda negli anni ’30 la Casa Alba coinvolgendo artisti e soprattutto centinaia di artigiani locali, depositari di tecniche e saperi antichi e raffinati, che nel rapporto con l'artista vengono riscoperti e riproposti in una nuova e più contemporanea interpretazione».

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