La Nuova Sardegna

Il padre: «Nostra figlia non era al sicuro»

di Enrico Carta
Il padre: «Nostra figlia non era al sicuro»

Papà e mamma: «Sapevamo della corte asfissiante, ma non pensavamo che lui arrivasse a tanto»

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ORISTANO. Sui gradini del sesto piano dell’ospedale San Martino c’è una rosa poggiata. L’hanno portata gli amici che aspettano notizie più precise di fronte al reparto di Chirurgia. Una porta più in là, c’è la mamma della ragazza che parla con la professoressa di religione, arrivata per dare un conforto alla famiglia della giovane accoltellata. Sono passate da poco le due del pomeriggio e il suo fiore è appena uscito dalla sala operatoria, da dove arriva il conforto maggiore col responso dei medici che chiariscono subito che l’intervento è andato a buon fine.

Ma per il cuore di una madre sono ancora più importanti le parole della sua ragazzina: «Ci ho parlato prima che la portassero in sala operatorio ed è stata lei a darmi forza. Era tranquilla, serena e dopo un po’ mi ha detto: Mamma, mi sa che hai paura più tu di me. Poi però le è uscito sangue dalla bocca e allora l’hanno dovuta operare».

È comunque un’attesa sfiancante, intervallata dai discorsi ormai meno preoccupati di chi capisce di aver evitato la tragedia. E tra le domande, inevitabilmente, la madre risponde a una in particolare: «Com’è successo? Lei mi ha detto che stava entrando da sola a scuola. C’erano altri ragazzi, ma lei in quel momento era rimasta isolata. Non si è resa conto, perché è accaduto tutto all’improvviso. L’ha afferrata da dietro come se volesse abbracciarla». Ma non era un abbraccio.

E poi la mente va al passato recente, alle avvisaglie di un gesto che nessuno, nemmeno i genitori potevano pensare che sarebbe mai accaduto. «Purtroppo non avevamo segnalato alle forze dell’ordine quanto stava subendo mia figlia – prosegue la mamma –. Avevamo parlato con le autorità scolastiche quando un giorno è tornata a casa e ho notato che era particolarmente scossa. Allora ha raccontato tutto, mi ha fatto vedere i messaggi di insulti che lui le mandava e mi ha detto della volta in cui le ha sputato contro. Durava tutto dallo scorso anno scolastico e appena abbiamo denunciato l’episodio la scuola è intervenuta punendo il ragazzo con la sospensione». Non è bastato.

Non è sola, la mamma. Le amiche certo. Ma qualche metro più in là, nell’androne del reparto, anche il babbo della ragazza attende, poggiato al muro. «Speriamo bene – dice in attesa di capire meglio l’esito dell’operazione chirurgica –. Purtroppo c’erano stati già problemi, ma pensavamo che sarebbe finita una volta passata la cotta. Invece siamo qui in ospedale a pensare che i nostri figli non sono sicuri nemmeno a scuola».

E poi il pensiero, inevitabilmente, a chi quel gesto ha compiuto. «Non credo sia una cosa normale che un ragazzino di 16 anni vada a scuola con una pattadese. Non voglio dire altro su di lui, è meglio così», conclude il padre, mentre fuori dall’ospedale la città inizia una mobilitazione totale, con messaggi di solidarietà delle istituzioni, degli altri ragazzi della scuola e un sit in piazza Eleonora. Col pensiero a quella stanza di ospedale e a un corpo con una ferita ben più fastidiosa di una cicatrice che tra qualche anno, forse, si vedrà appena.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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