La Nuova Sardegna

«Mi è arrivato alle spalle e poi ha iniziato a colpire»

di Luca Fiori
«Mi è arrivato alle spalle e poi ha iniziato a colpire»

Le parole della 17enne in ospedale. Oggi avrebbe dovuto essere a un matrimonio Il sindaco del piccolo centro: «Chiediamoci perché i ragazzini girano col coltello»

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INVIATO A ORISTANO. Le panchine di pietra nella piccola piazza al centro del paesino dell’Oristanese in cui vive la studentessa accoltellata ieri davanti a scuola, di pomeriggio sono rimaste vuote. A poche ore dall’aggressione il luogo di ritrovo degli adolescenti di questo centro di poco più di mille anime e di case a due piani – da cui si vedono le sponde del Tirso – è deserto. Le amiche, gli amici e i compagni di scuola della diciassettenne ferita con quattro coltellate da un sedicenne respinto, ieri non sono rientrati a casa per pranzo.

Nessuno ha voluto fare ritorno in paese prima di avere notizie certe sulle condizioni dell’amica che a fine mattinata è stata sottoposta a un intervento chirurgico nell’ospedale civile di Oristano. Ai genitori, prima di entrare in sala operatoria, la ragazza ha raccontato infatti di essere stata colpita all'improvviso da dietro. «Mi è arrivato alle spalle - ha riferito la giovane - e poi ha iniziato a colpirmi». Lo choc di una comunità, in cui tutti si conoscono e che da anni non ricorda episodi di violenza, lo racconta il fratello del padre della ragazzina ferita. «Siamo sconvolti - spiega lo zio della studentessa - non riusciamo ancora a credere che davanti a scuola possa accadere una cosa del genere. Tutto il paese ci sta manifestando solidarietà per l’accaduto - aggiunge - ora aspettiamo che la nostra nipotina faccia rientro a casa per abbracciarla e farle sentire il nostro affetto. Tra le strade semi deserte che separano la casa della studentessa ferita dall’antica chiesa parrocchiale, a metà pomeriggio s’incontra qualche vecchina che sta andando a prendere posto tra i banchi per il rosario e per la messa del sabato sera. «Certo che la conosco - spiega una donna sui 70 anni - fino a qualche anno fa frequentava il coro parrocchiale, è una bravissima ragazza, oggi pregheremo per lei, perché si riprenda presto».

Tra i vicini di casa della famiglia della diciassettenne c’è anche il sindaco del paese. «Siamo senza parole - dice il primo cittadino - il nostro è un centro tranquillo, ai giovani cerchiamo di offrire esempi positivi e momenti di crescita. Anche di recente abbiamo organizzato incontri con i ragazzi per affrontare il tema del bullismo e della violenza - continua il sindaco - ma davanti a un fatto come questo rimaniamo disarmati. La cosa che non è giustificabile - conclude l’amministratore - è che un ragazzino vada a scuola con un coltello, su questo dovremo fare tutti una riflessione». A qualche decina di metri dalla casa della studentessa ferita tre bambine scorrazzano sorridenti in bicicletta, sono troppo piccole per sapere quello che è accaduto alla loro compaesana. A pochi metri un uomo sta lucidando una macchina nel cortile di casa. Stamattina quasi tutto il paese parteciperà a un matrimonio in un centro vicino, tra gli invitati ci sono anche i genitori della studentessa ferita. Un tavolo della festa oggi rimarrà certamente vuoto. «Eravamo tutti insieme solo due sere fa - racconta il vicino di casa - una bella serata a cui ha partecipato anche la ragazzina ferita, siamo sconvolti. Speriamo che si rimetta presto e dimentichi questa brutta storia».

La notizia dell’aggressione dalle strade e dai bar del paesino è rimbalzata inevitabilmente sui social network.«Nelle scuole o negli istituti in genere vengono organizzati incontri per insegnare alle ragazze a difendersi dalle violenze- scrive su facebook Francesca Guala - siamo sempre molto attivi per mettere in guardia una donna da questo pericolo. Ma qualcuno ha mai visto o sentito di incontri dedicati ai maschi con lo scopo di insegnargli che la violenza non è il modo giusto per ottenere quello che vogliono? Perché nessuno si dedica alla loro educazione? È come se educassimo i pedoni a fare attenzione alle auto e non i conducenti di macchine. Non si cura mai la causa ma sempre l'effetto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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