La Nuova Sardegna

«Vogliamo investire in cultura Pronto un piano triennale per promuovere la lettura»

di Costantino Cossu
«Vogliamo investire in cultura Pronto un piano triennale per promuovere la lettura»

La sottosegretaria ai Beni culturali parla degli obiettivi del governo Renzi Fundraising, sostegno alle biblioteche pubbliche, progetti con scuole e giornali

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di Costantino Cossu

Che cosa si muove intorno al pianeta libri? Come incidono su un settore produttivo “maturo” dinamiche economiche più vaste e novità tecnologiche dirompenti? Se n’è discusso di recente al Salone del libro di Torino e al forum nazionale “Le città del libro” tenutosi a Cagliari. Facciamo il punto con la sottosegretaria ai Beni culturali Francesca Barracciu.

Che cosa dicono i dati sulla lettura in Italia?

«I dati ci consegnano una situazione disastrosa, che definirei di emergenza civile e sociale e che va affrontata con urgenza. L'ultima indagine Nielsen del 2013, "L'Italia dei libri", ha purtroppo certificato che oltre la metà degli italiani non legge neanche un libro all’anno e anche chi legge, legge poco: tra i lettori il 46% ha letto al massimo tre libri in 12 mesi, mentre i "lettori forti", con 12 o più libri letti nello stesso lasso di tempo, sono soltanto il 14,5% del totale. Se tra il 2011 e il 2012 i lettori sono diminuiti del 4%, anche gli acquirenti hanno registrato un calo del 7%. La crisi investe anche i quotidiani: meno 22% di lettori negli ultimi 5 anni, con una perdita in questo periodo di 3 milioni di lettori. Si tratta dunque di una situazione di evidente disagio di tutto il settore, dovuta oltre che alla tanto citata crisi economica anche ad una diffusa crisi delle tradizionali risorse culturali e alla massiccia diffusione di intrattenimenti digitali che sempre di più risucchiano gli spazi ricreativi del nostro quotidiano».

Promozione della lettura significa in generale promozione del libro. Come si sta muovendo il Ministero per i beni culturali?

«Promuovere la lettura significa prima di tutto promuovere la persona, la cittadinanza, il progresso sociale ed economico di un intero Paese. E penso che i libri siano per questo uno strumento insostituibile. Abbiamo predisposto un Piano triennale di promozione della lettura con l'obiettivo di rafforzare il valore e la rilevanza sociale del libro. L'intento principale è quello di avvicinare alla lettura quella fascia di italiani che attualmente non legge, ampliando così la categoria dei lettori; inoltre si cercherà di andare a consolidare il rapporto con il libro fra i lettori medi e quelli già più fidelizzati. L'ampliamento e consolidamento della quota dei lettori, consentirà la creazione di un circolo virtuoso a beneficio del mercato editoriale nazionale.Tra primi interventi previsti una preliminare attività di fundraising per il finanziamento generale del piano per il sostegno dei singoli progetti, una serie di attività formative per librai, bibliotecari, insegnanti e altre figure di promotori della lettura; il consolidamento di infrastrutture per la lettura (biblioteche pubbliche, scolastiche e librerie); cercare forme di collaborazione con testate giornalistiche, reti televisive, emittenti radiofoniche».

C'è anche un universo di iniziative, dai Festival ai Presìdi del libro, da Nati per leggere a Lìberos. Anche loro sono una risorsa nell'impegno di promozione della lettura?

«Quello dei festival, delle fiere, dei "reading" è un fenomeno in continua espansione, che deve il suo successo all'impegno e alla passione civile di chi li organizza e alle comunità di lettori, che partecipano e si ritrovano per condividere un interesse comune. I festival sono diventati momenti di aggregazione, luoghi di festa dove il libro acquista una veste nuova e più "leggera", che si accompagna comunque alla sua dimensione formativa. Il governo e il Mibact guardano a queste iniziative con molta attenzione, con la consapevolezza che la lettura, pur affiancata da nuove e più immediate forme di comunicazione, rimane il principale strumento di trasmissione del sapere. Tra l'altro, aspetto non trascurabile, il successo di queste manifestazioni ha effetti positivi anche nei confronti dell'indotto turistico che creano, dando una concreta dimostrazione che il libro, così come altre forme di espressione culturale, può rappresentare un importante attrattore di risorse e un fattore di crescita economica del territorio. Poche settimane fa ho partecipato, a Cagliari, all'iniziativa "Le città del libro", nata per favorire il dialogo fra queste manifestazioni e riuscire così a creare una rete in grado di coordinare e strutturare il fenomeno, per facilitare il confronto e lo scambio di esperienze, attraverso un approccio cooperativo e non competitivo, dove non è il singolo appuntamento a trionfare, ma l'intero comparto».

L'ultima domanda vorrei farla sul ruolo della cultura in un momento in cui non c'è soltanto la crisi economica ad entrare – spesso in maniera drammatica – nella vita delle persone. C'è una più generale crisi di senso, una sorta di spaesamento, di perdita di un centro comune di orientamento. Non è un compito della buona politica, provare a dare una risposta?

«E' un dato di fatto che la politica degli ultimi 30 anni non sempre è stata in grado di fornire risposte adeguate alla crisi economica ed etica che tutt’oggi percepiamo e che è anche la causa del successo di molti movimenti politici populisti, qualunquisti e ultra nazionalisti. Penso che chi ha avuto la responsabilità di governarci, più che non aver saputo, non ha voluto individuare nella cultura un prezioso antidoto a questo senso di abbandono da parte dello Stato. Una miopia dolosa che è cifra politica e che ha anche trascurato gli indubbi ritorni, in termini di entrate economiche e occupazionali, che la cultura può garantire, soprattutto se connessa con il turismo. Viceversa il governo Renzi ha già cambiato verso alle politiche culturali rimettendole al centro dell’agenda politica. Infatti proprio tre giorni fa ha approvato, su proposta del ministro Dario Franceschini, il decreto "Art Bonus" che contiene misure attesissime, anche fiscali, per rilanciare il comparto e farne un asset strategico per la crescita del Paese. Perché siamo convinti che non solo con la cultura si mangia ma si cresce tutti e più forti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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