Turismo, sempre più lavoratori low cost
Negli hotel spariscono i dipendenti sardi, rimpiazzati da bulgari e polacchi. Il sindacato chiede all’Europa la tutela dei diritti
INVIATA A PORTO CERVO. L’emorragia di posti di lavoro nella fabbrica delle vacanze rischia di far collassare il sistema turistico. Gli addetti locali spariscono. Cresce l’assalto dei lavoratori bulgari, ungheresi, polacchi. Arrivano in pullman dagli stati fratelli d’Europa. Hotel e campeggi li reclutano attraverso agenzie internazionali con sede nei paesi di origine dei lavoratori. Le maglie larghe della direttiva Bolkestein creano una versione semilegale del vecchio capolarato. L’allarme arriva dalla Cisl. Il sindacato sceglie la Costa Smeralda, meta del turismo di eccellenza, per fare il punto sulla situazione.
Zoom sulla Gallura. Una indagine lunga alcuni anni fa emergere in tutta la sua gravità il fenomeno dello schiavismo dell’Est. «La percezione che all’esterno si ha di questo territorio è un Eldorado che non conosce crisi – dice il segretario Cisl Gallura, Mirko Idili –. Ma questa realtà negli ultimi anni ha rallentato. Il tasso di disoccupazione è al 9%. C’è stato un forte calo dell’occupazione nel turismo e nella filiera. E una costante crescita di manodopera low cost in arrivo dai paesi dell’est Europa. Un fenomeno che si consolida, che si perfeziona. L’elasticità della direttiva Bolkestein consente un risparmio medio del costo del lavoro del 35-40% dei versamenti retributivi. E attraverso l’abuso dello straordinario pagato a forfait e forme di elusione del contratto il vantaggio arriva fino a un terzo del costo di un lavoratore italiano».
I casi sardi. Il segretario Fisascat regionale, Marco Demurtas, elenca i casi registrati in Sardegna dal 2008. «Hotel e villaggi vacanza Valtur di Santo Stefano, a La Maddalena e Alghero; Baja di Conte durante la gestione commissariale; il campeggio dell’Isuledda di Cannigione; il villaggio vacanze dell’Arbatax park e altre realtà del sud dell’isola».
Concorrenza sleale. L’utilizzo dei lavoratori low cost genera poi il dumping commerciale. «L’abuso della Bolkestein – prosegue Idili –, configura una concorrenza sleale tra alberghi che operano nello stesso segmento. Chi agisce per massimizzare il profitto agendo sulla leva del costo del lavoro e non sull’offerta turistica di eccellenza, incide negativamente sull’intero sistema».
Piano straordinario. La Cisl lancia la sfida di un piano straordinario del lavoro, regionale e nazionale. «La competizione non si gioca sul costo del lavoro ma sulla qualità della produzione – dichiara la segretaria nazionale confederale Cisl, Anna Maria Furlan –. Si devono premiare gli investimenti sul lavoro con scelte mirate alla qualità professionale». Sulla stessa linea Oriana Putzolu, segretaria regionale Cisl. «Per arginare l’emorragia di posti di lavoro la Regione deve impegnarsi per un piano straordinario del lavoro che favorisca le imprese locali e imponga delle regole all’ingresso delle multinazionali in Sardegna». Un invito accolto dall’assessore regionale al Turismo, Francesco Morandi. «Cominciamo a discuterne già dalla prossima settimana – afferma –. Lavoriamo per incentivare l’occupazione con l’allungamento della stagione. È fondamentale puntare sulla qualità dell’offerta con imprese di qualità che formino addetti di qualità. Puntiamo sul target medio alto per raggiungere tassi di crescita interessanti. Occorre poi investire in conoscenza. La vera emergenza della Sardegna è quella educativa. Tutta la filiera del turismo ha bisogno di professionalità».
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