La Nuova Sardegna

Parla la testimone: «Festa in discoteca con i soldi pubblici»

di Mauro Lissia
Parla la testimone: «Festa in discoteca con i soldi pubblici»

L’ex funzionaria Ornella Piredda è tornata davanti ai giudici: «L’Udeur organizzò un party». Il caso dei rimborsi-benzina

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CAGLIARI. Le spese per il carburante consumato durante le missioni istituzionali erano già ampiamente coperte dal consiglio regionale, un rimborso da parte del gruppo politico poteva essere soltanto un fatto occasionale. Ornella Piredda ha piazzato l’affondo nel finale dell’udienza davanti al tribunale, quando il pm Marco Cocco ha provato ad approfondire aspetti rimasti ancora in ombra del processo per peculato aggravato a diciotto onorevoli ed ex onorevoli regionali: «Se qualcuno mi avesse chiesto il rimborso di una somma consistente, per esempio diecimila euro, certamente mi sarei rifiutata di pagare». È stata di parola, la funzionaria: ha chiarito a modo suo la questione legata alla benzina, mettendo in mano all’accusa anche nuovi elementi per il procedimento-bis riguardante la sottosegretaria ai beni culturali Francesca Barracciu. Per lei - ha spiegato - quella per il carburante non era una spesa ammissibile, il gruppo non poteva rimborsarla in nessun caso. Ma la Piredda ha ricordato anche dettagli inediti che riguardano gli imputati al processo ai 18 onorevoli della legislatura 2004-2009, dove riveste il ruolo di teste-chiave della Procura. Per esempio la festa organizzata alla discoteca cagliaritana Bounty dall’Udeur, su impulso del consigliere Sergio Marracini: «Sì, me la ricordo - ha risposto la Piredda alla domanda del pm Cocco - c’ero anch’io e ricordo che a pagare le spese fu il gruppo misto». Quindi, se il ricordo corrisponde alla realtà, nel 2004 venne speso qualche migliaio di euro pubblici per festeggiare in discoteca qualcosa che riguardava un partito politico e non il gruppo di riferimento. Gli invitati dell’Udeur sorseggiavano gustosi drink e i contribuenti pagavano. Ma non è stata questa l’unica sorpresa in un dibattimento diviso in due per ragioni tecniche - sulla posizione di Beniamino Scarpa, oggi sindaco di Portotorres, si procede a parte - dove attraverso gli esami dei testimoni si comincia a scavare su fatti finora inediti. È saltato fuori fra l’altro che Scarpa acquistò coi soldi del gruppo un’automobile Audi A3 del valore di 32 mila euro per affidarne l’uso ai propri collaboratori. La gestione della vettura - così è emerso dai conti degli investigatori - sarebbe costata 60 mila euro.

Agli atti del procedimento anche bollette dell’Enel e spese per sedi politiche e collaboratori: in tutto 124 mila euro che a sentire la Piredda non sono state mai giustificate all’ufficio del gruppo «anche perchè - ha ribadito l’ex funzionaria - scontrini e fatture venivano comunque respinti» e «il solo a presentare regolarmente i giustificativi delle spese era Marracini». Pierangelo Masia invece - come ha riferito in aula il maresciallo della finanza Luca Erriu - avrebbe speso denaro pubblico del gruppo per acquistare titoli d’investimento. Mentre l’ex segretario del gruppo misto Angelo Sanna, indagato anche lui per peculato nell’inchiesta-bis, avrebbe preso - ma non è una novità, risulta dai tabulati bancari - circa 200 mila euro dai fondi destinati al gruppo misto suscitando un’interrogativo che solo lui potrà chiarire, quando e se deciderà di rispondere alle domande del pm: quei soldi sono finiti nelle sue tasche o in quelle di qualcun altro?

Perduta la prima metà della mattinata in una serie di domande di dubbia utilità rivolte dalla difesa agli investigatori chiamati a testimoniare, il dibattimento ha preso quota quando è ricomparsa in aula la Piredda, anche ieri accompagnata da una piccola folla di sostenitori. Rispondendo alle domande del pm - c’era anche il patrono di parte civile Andrea Pogliani - l’ex funzionaria ha ricostruito per la seconda volta la sua carriera all’interno dei gruppi politici regionali, per arrivare a quei giorni del 2008 in cui il capo del gruppo misto Giuseppe Atzeri le mise la prua contro: «Ogni rapporto s’interruppe dopo il colloquio col segretario Angelo Sanna - ha ricordato la Piredda - in cui io chiesi che le spese dei consiglieri venissero giustificate e lui mi rispose che non era necessario. Quel giorno i rapporti cambiarono radicalmente». Così dopo una progressiva azione di emarginazione, la Piredda si ammalò e al rientro si trovò «buttata in una stanza, senza più nulla da fare».

Sofferenza, solitudine, taglio netto dello stipendio, la causa di lavoro e infine il primo esposto-denuncia alla Procura sull’uso allegro dei fondi pubblici: «Quando si seppe della denuncia - ha ricordato la Piredda – la situazione per me peggiorò ancora». Nessuna sorpresa dal controesame dei difensori Massimiliano Ravenna, Benedetto Ballero, Maurizio Scarparo, Valentina Macis. Ora manca soltanto l’esame circoscritto alla vicenda del mobbing, di cui è accusato Giuseppe Atzeri: se ne parlerà il 20 giugno.

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