In due contro la Cia Ecco chi ha dato voce a Edward Snowden
di Angiola Bellu Edward Snowden e Glenn Greenwald. Ex analista trentenne della NSA (agenzia dei servizi americani) ora a Mosca protetto da asilo politico per aver rivelato al mondo lo spionaggio a...
di Angiola Bellu
Edward Snowden e Glenn Greenwald. Ex analista trentenne della NSA (agenzia dei servizi americani) ora a Mosca protetto da asilo politico per aver rivelato al mondo lo spionaggio a tappeto e di massa operato dall'Agenzia per Sicurezza Nazionale, il primo. Premio Pulitzer 2014 e icona del giornalismo indipendente, l'altro.
Due eroi del nostro tempo: hanno sfidato il più potente governo del pianeta per amore della verità e della democrazia. Greenwald è stato colui che ha divulgato in modo mediaticamente vincente, i documenti che Snowden ha fatto uscire – gli unici dal 1952, anno della sua nascita – dal cuore della NSA. «Non potevano pensare che qualcuno li avrebbe denunciati», racconta Greenwald, in Italia per promuovere il libro in cui racconta quest'avventura: “Sotto Controllo. Edward Snowden e la sorveglianza di massa”. (Rizzoli).
«La battuta che girava sull’agenzia era che il suo acronimo stesse per Not Such an Agency (non esiste un'agenzia): neanche i politici più potenti di Washington avevano idea precisa di cosa facesse» .
E' a Glenn Greenwald che Edward Snowden ha deciso di rivolgersi, quando ha deciso di dare un taglio alla sua vita agiata alle Hawaii, con un eccellente lavoro e una fidanzata, per svelare lo scandalo della sorveglianza di massa. Greenwald è stato anche l'unico, con la collega Laura Poitras, a prendere un aereo per Hong Kong e incontrare di persona Snowden: «L'appuntamento era al suo hotel a cinque stelle. C'era un divano di fronte a un enorme alligatore verde. Questa è la stanza che aveva scelto. Noi non sapevamo quale fosse il suo aspetto. Ci aveva detto: “Avrò un cubo di Rubik in mano”. Quando è entrato l'ho riconosciuto perché aveva un cubo di Rubik, non risolto, nella mano sinistra. È stato un momento di confusione: dopo 16 ore di volo ci siamo trovati di fronte un ragazzino – dimostrava al massimo ventidue anni, non i ventinove che aveva – mentre pensavamo di trovare un uomo di sessant'anni».
Il libro di Greenwald racconta la personalità di Edward Snowden, la sua lucidità e la semplicità di una scelta estrema: «La nostra talpa così giovane aveva preso una decisione pesantissima. Gli ho chiesto quale fosse la motivazione di questa scelta che poteva portarlo in prigione per il resto della sua vita. E' risultato che non poteva vivere il resto della sua vita dopo essersi imbattuto in questo grande pericolo per la gente tenendolo nella sua coscienza: il dolore sarebbe stato più forte di quello provocato dalla privazione della libertà». Da dove venga questa fortissima impostazione morale, Greenwald ce lo racconta spiazzandoci: «Mi ha parlato di filosofia, ma anche di come da bambino avesse giocato molto con i video giochi che hanno questo tipo di morale: l'individuo, un eroe accidentale, si trova a combattere da solo con un'entità maligna, da solo contro l'establishment, e riesce a farcela. Così mi ha illustrato i suoi valori».
Nei dieci giorni che Greenwald trascorre ad Hong Kong, i tre quasi da soli, con il solo appoggio – ben ponderato ma alla fine molto coraggioso - del Guardian, la t. estata di Greenwald, la talpa e i giornalisti fanno scoppiare la bomba con una serie di articoli: «Washington, soprattutto nell'era post 11 Settembre, aveva una serie di convinzioni su quale dovesse essere la posizione degli USA nel mondo. Tutti dipendenti dell'NSA sono convinti di fare la cosa giusta ad esser parte di quel sistema. Tra novantamila dipendenti è possibile che ci sia qualcuno a disagio, ma una cosa è essere a disagio, un'altra rischiare la propria vita per esporre al mondo tutti questi documenti. Quello che ha fatto Snowden, da una parte è stato complicato ma dall'altra facile perché non avevano nessun controllo interno».
L'attività di spionaggio a tappeto dei cittadini americani e non, da parte della NSA ha coinvolto compagnie telefoniche e internet: «Anche i social network, con qualche eccezione come Twitter, quando la NSA ha chiesto di avere tutti i messaggi, tutte le telefonate, di Facebook, Skipe e Microsoft, hanno dato accesso ai dati. Prima che tutto questo venisse pubblicizzato, queste società non avevano alcun problema per il rispetto della privacy. Ma sono andati ben oltre i termini di legge nella loro cooperazione con la NSA. Sono stati più che felici di aiutare la NSA perché non costava nulla: nessuno avrebbe saputo». Così, nell’era Obama, il Presidente difensore dei diritti civili, il premio Nobel per la Pace, gli Stati Uniti sono stati artefici di una rete di sorveglianza globale che neanche Orwell era riuscito ad immaginare: «Esiste un documento molto affascinante scritto nel 2008 dalla Cia: allora si stava sviluppando un sentimento anti americano in Europa, contro la guerra in Afghanistan. L'Agenzia aveva paura che questo sentimento si diffondesse a tappeto nell'Europa occidentale, tanto che tutti i paesi avrebbero così ritirato il supporto alla guerra lasciando gli Usa soli. L'unico modo di combattere questo sentimento sarebbe stata proprio l'elezione di Barak Obama. La Cia sapeva che cambiare il volto alla Casa Bianca, da Bush poco popolare a Obama molto popolare, avrebbe creato la “guerra di Obama” che quindi sarebbe stato sostenuto. Capivano che si trattava di una sorta di tecnica di branding della politica: vendere le politiche americane al resto del mondo, cosa che nessuno più riusciva a fare. La Cia sperava che vincesse Obama».
La giustificazione della raccolta di una così enorme mole di informazioni potenzialmente su tutti gli abitanti della terra (potenti inclusi, il male minore), ci spiega Greenwald, è stata naturalmente la lotta al terrorismo. La realtà è tutt'altro: «Se sai cosa pensa, cosa pianifica la gente, hai il potere di controllarne le azioni anticipando le loro mosse. Questo è più efficace se si costruisce un muro di segretezza dietro il quale agire. Ci sono forti diseguaglianze economiche negli Usa – e nel mondo occidentale – che hanno portato a una forte contestazione nei confronti del governo di Obama. Ci sono almento due movimenti: uno di destra, il Tea Party, e uno di sinistra, Occupy Wall Street. Se si ha interesse nello status quo si cercherà di evitare l'instabilità. La sorveglianza a tappeto è uno strumento efficace».
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