La Nuova Sardegna

La resurrezione del divo Kevin

di Gianni Olla

Il ritorno di Costner in “Three days to kill” discreto film di spionaggio

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Tra le ultime uscite di stagione, si segnalano due film che vedono la “resurrezione” di alcuni divi, un tempo famosi ma oggi, a prescindere dalla loro bravura, quasi commercialmente cotti. Il primo è Tom Cruise, bravo interprete di “Edge of Tomorrow”, un film tratto da una “graphic novel”, che sembra averlo ricostruito come attore popolare. Il secondo, ben più lontano di Cruise dalle luci della ribalta contemporanee, è Kevin Costner che si trova a dover interpretare un personaggio perfetto per il suo fisicoe per le sue corde: Ethan, agente della CIA, quasi sessantenne, che ha mandato a quel paese la famiglia e il lavoro.

Il film è “Three days to kill”, diretto da Nichol McGinty (in arte McG), ma scritto da Luc Besson, che non ha alcuna difficoltà a farsi tentare dalle sparatorie più ardite e caricate, come quella – piuttosto bella – che apre il racconto. L’ambientazione è a Parigi, luogo di spie, e Ethan, malato terminale, viene quasi costretto dai suoi capi a tornare in azione in cambio di un farmaco segreto che potrebbe guarirlo. Il versante “splatter” è però subito corretto dai sensi di colpa familiari del protagonista, soprattutto nei confronti della figlia. Così il racconto procede tra opposti – a seconda di chi li osserva – archetipi/stereotipi: da una parte un “action-movie” scoppiettante, lussuosamente adagiato in una città, e in un paese, la Francia, tra le più cinematografiche del mondo, ma anche eccessivamente caricato; dall’altra lo scivolamento nel melodramma, modernizzato dalla psicoanalisi, che consente al padre/eroe di chiedere continuamente scusa alla figlia, anche quando lei corre il rischio di essere stuprata.

Insomma, se l’avventura è abbastanza trascinante, anche se assai scontata, il melodramma è francamente banale. Forse la ragione della “scomparsa” di Kostner dall’elenco dei divi autentici è dovuta anche a registi e sceneggiatori inadeguati.

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