Torna “Isola delle storie”. Marcello Fois: «Un festival che punta sulla qualità»
L’anteprima domani e dopodomani con Sandrone Dazieri e Silvia Avallone. Dal 4 luglio omaggio a Gabriel García Márquez e la mostra sulla Szymborska
Aspettando il festival che si svolgerà dal 4 al 6 luglio, l'Isola delle Storie propone questo fine settimana una grande anticipazione della manifestazione letteraria che ha cambiato Gavoi. Un preludio in cui saranno protagonisti gli scrittori Sandrone Dazieri (sabato alle 19) e Silvia Avallone (domenica alle 18). Ma anche le mostre, ormai classico "corredo" al festival, che verranno inaugurate domani.
«Questa anticipazione era importante soprattutto per costruire le mostre – spiega Marcello Fois, direttore artistico della manifestazione – Allora abbiamo pensato di inaugurarle prima con un pezzettino di festival. Per rendere più coerente il lavoro rispetto alle esposizioni. Ci siamo resi conto che lavoravamo come matti tutto l'anno per poter tenere l'esposizione tre giorni. La cosa è stata poi urgentissima quest'anno perché esponiamo in prima assoluta la mostra "I Collages di Wislawa Szymborska", in collaborazione con l'istituto di cultura polacca e dovevamo quindi organizzare un'accoglienza un po' più profonda».
E si parte con due scrittori importanti come Dazieri e Avallone.
«Due chicche che abbiamo deciso di buttare sul tavolo subito. Potevamo tenerceli per il festival a luglio, ma abbiamo pensato di mostrare così dall’inizio il grande programma di quest'anno».
Oltre a questo preludio il festival presenterà altre novità?
«La formula tiene, ma ci sono sempre delle novità all'interno di format fluidi ed elastici. Questo sarà un anno fortemente dedicato all'Europa, a tutti gli effetti; credo sia l'edizione in cui sono presenti più autori stranieri. Ma si mantiene intatta la quota di autori sardi, per noi fondamentale, che non vengono scelti in quanto sardi, ma perché bravissimi».
Soddisfatti quindi della squadra di ospiti che siete riusciti a mettere insieme per questa edizione?
«Molto. Siamo molto soddisfatti dal peso culturale di questo programma, un programma di intelligenze. Nel tempo abbiamo capito che Gavoi è una specie di spazio di fiducia tra gli organizzatori e il pubblico, e questa condizione ci aiuta, ci permette di fare proposte inusuali, non televisive. Nel tempo questa cosa è diventata sempre più evidente, l'abbiamo messa a punto, migliorata. L'ospite di Gavoi è sempre più una proposta, un gradino in più che lo spettatore può fare insieme a noi».
E quali saranno le grandi proposte di quest'anno?
«Come sempre, tante. Per esempio portiamo praticamente la più grande scrittrice tedesca vivente, Katja Lange-Müller, e la più importante autrice islandese, Audur Ava Ólafsdóttir. Il pubblico di Gavoi ha visto il cinese Mo Yan praticamente un anno prima che prendesse il Nobel. Un po' di naso sulla qualità degli ospiti lo abbiamo».
Per lo spazio dedicato agli approfondimenti invece quali sono gli appuntamenti da non perdere?
«Ci saranno tre grandi appuntamenti nello spazio che quest'anno sarà presieduto da Stefano Tura, inviato del Tg1 a Londra: il primo sarà una specie di piccolo match tra due testimoni molto belli dei nostri tempi, che sono Mauro Dondero, uno dei più grandi fotoreporter del mondo, e Riccardo Chiaberge. Un altro sarà un dibattito sul mondo dell’editoria con Chiara Valerio e Vincenzo Latronico, mentre il designer Flavio Manzoni e lo stilista Antonio Marras parleranno di creatività, intesa non solo come la magia del talento ma anche come sistema».
Un'altra tradizione è rappresentata dagli omaggi che precedono gli incontri in calendario. A chi avete pensato per questa edizione?
«Oltre alla Szymborska, che è in qualche modo è la madrina tutelare di questa edizione, a Shakespeare e poi, dovuto, a Gabriel Garcia Marquez. Sarà anche sua la scritta nelle magliette dei volontari. Inoltre, sempre a proposito di omaggi, celebreremo i dieci anni precedenti, per cui nelle strade abbiamo impiantato una mostra con 150 ritratti di autori ospiti nelle edizioni passate. Non siamo nostalgici, ma in questo giro di boa era come mettere i puntini sulle i. Gavoi è diventato un modello, molti cercano di imitarlo, pochi ci riescono». A proposito di altri festival. Che futuro vede in Sardegna per il settore?
«Come sempre la qualità fa la selezione. Il politico è intelligente quando capisce che sta partecipando a un 'operazione di qualità a prescindere dal colore politico. La cultura è un materiale sensibile e quindi bisogna veramente sforzarsi di fare più domande che dare risposte. Quello che cerchiamo di fare a Gavoi è proporre continuamente delle domande al pubblico, sempre più numeroso».
E cosa direbbe a chi non è mai stato ancora a Gavoi per convincerlo a venire?
«Che se viene a Gavoi durante in festival riesce ad acchiappare il meglio della Sardegna, cioè la tradizione con la T maiuscola e l'intelligenza con la I maiuscola che sono come le due zattere con cui i sardi migliori sono riusciti a farcela in tutto il mondo. Gavoi è un concentrato di queste due cose, tradizione e intelligenza, quindi contemporaneità».
Un po' di paura per la concorrenza dei Mondiali di calcio?
«Ma no. Ce li guarderemo qua insieme con megaschermi. Nel 2006 portammo bene».
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