«Voglio raccontare la cronaca» Catozzella seduce lo Strega
ROMA. La sua vittoria Giuseppe Catozzella la ha già avuta e viene da «un consenso abbastanza trasversale» come dice l'autore di “Non dirmi che hai paura” (Feltrinelli), che diventerà presto un film,...
ROMA. La sua vittoria Giuseppe Catozzella la ha già avuta e viene da «un consenso abbastanza trasversale» come dice l'autore di “Non dirmi che hai paura” (Feltrinelli), che diventerà presto un film, il giorno dopo la votazione della cinquina del Premio Strega 2014 che lo vede davanti a tutti con 57 preferenze. La sua storia di Samia – la ragazzina di Mogadiscio con la corsa nel sangue, che insegue il sogno di vincere le Olimpiadi di Londra 2012, ma il suo viaggio finisce tragicamente a Lampedusa – presentata allo Strega da Roberto Saviano e Giovanna Botteri, ha superato inaspettatamente il superfavorito Francesco Piccolo (53 voti) e l'altro candidato forte, Antonio Scurati (55 voti).
«Sono arrivati tantissimi voti dai lettori forti delle librerie indipendenti, dalle varie fondazioni e istituti all'estero. È stato meraviglioso. Fino all'ultimo ero convinto che non sarei entrato in cinquina. È stata una serata intensa, anche dal punto di vista dei gradi centigradi», spiega Catozzella alludendo alla temperatura bollente della serata.
La strada verso la finale del 3 luglio, con la proclamazione del vincitore dello Strega 2014, è in salita ma non sembra turbare lo scrittore, nato a Milano nel 1976, autore di altri due romanzi, di un libro in versi, di inchieste, che ha collaborato anche con la trasmissione “Le iene”. «Sarebbe ovviamente bellissimo vincere questa edizione dello Strega ma non credo che ce la farò».
Samia che si allena di notte, corre con il burqa, e parte da sola per un viaggio di ottomila chilometri, è la voce narrante di un libro che racconta una storia vera reinventata da Catozzella. «Quello che ho sempre fatto finora – dice Catozzella – è partire dalla realtà. Ho sempre raccontato storie vere cercando di trasformarle in materiale letterario con l'ambizione folle che quest'ultimo a sua volta torni a trasformare la realtà. E questo libro un po’ lo ha fatto: con il comune di Milano abbiamo inaugurato una pista di atletica intitolata a Samia, la stessa cosa sta avvenendo a Messina. Non è rivoluzionario ma un modo in cui la letteratura entra nella realtà».
E se Emmanuel Carrère, l'autore di Limonov, è uno scrittore che Catozzella ama, i suoi riferimenti sono però autori italiani come Beppe Fenoglio, Primo Levi, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini. Anche il suo essere giornalista, dice Catozzella, «parte dal voler raccontare storie. Le inchieste che ho fatto hanno sempre un taglio narrativo. C'è una prevalenza dello scrittore in me. Quando mi sono imbattuto nella storia di Samia mi sono reso conto che era potentissima e che poteva aprire un grande squarcio sul fenomeno dell'immigrazione, sull'etica dei migranti che passano nel silenzio o sono un problema».
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