La Nuova Sardegna

Attentati contro i sindaci «Troppi, serve più tutela»

È partita dalla Sardegna l’ispezione della Commissione d’inchiesta del Senato Per i parlamentari non ci sarebbero episodi legati alla criminalità organizzata

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CAGLIARI. Il mandante non è per fortuna la criminalità organizzata, ma l’odio personale. È questa la differenza, nel movente, fra l’isola e il resto del Mezzogiorno nelle pagine nere di un bollettino che mette più paura, quello in cui sono messi in fila gli attentati ai pubblici amministratori. Le fucilate sparate contro il portone della casa del sindaco, la testa mozzata di un cane gettata nel giardino dell’assessore fino all’auto incendiata al consigliere comunale, in Sardegna, hanno un perché quasi sempre molto personale, come possono essere il non accettare la bocciatura di una concessione edilizia, o non farsi una ragione della «mia mancata assunzione» nel prossimo cantiere comunale. Il sapere che ad armare gli sconsiderati delle bombe e dei pallettoni non è la mafia fa tirare certo un sospiro di sollievo, ma non mette al sicuro la Sardegna da numeri tremendi: 100 attentati dal primo gennaio del 2013 a oggi, e di questi ben 35 nei primi quattro mesi dell’anno in corso. Dunque, l’allarme è più che giustificato, ed è per questo che la commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sugli attentati agli amministratori ha cominciato la sua ispezione nazionale proprio dalla Sardegna, anche se il record italiano delle intimidazioni è della Puglia. Dalla missione a Cagliari e dopo aver ascoltato prefetti, magistrati, forze dell’ordine, ma soprattutto le testimonianze delle vittime, i commissari hanno scritto di getto nel loro dossier: «Ritorniamo rafforzati nel nostro convincimento che lo Stato ha il dovere di garantire sempre e con più mezzi gli amministratori pubblici». Lo deve fare, come ha detto la presidente della commissione Doris Lo Moro (Pd), perché «i sindaci, ovviamente quelli onesti e che amministrano in nome del bene comune, sono l’avamposto della democrazia e non possono essere lasciati da soli». Invece in troppi territori lo Stato continua ad arretrare e a lasciare la prima linea scoperta: «È proprio questo errore, insieme alla crisi sociale ed economica degli ultimi anni, a lasciare troppo spesso campo libero alla vendetta e all’odio», sono state ancora le parole di Doris Lo Moro. «Tutti – ha aggiunto il vicepresidente Vittorio Zizza (Forza Italia) – dobbiamo convincerci che l’attentato a un sindaco è un atto di aggressione contro noi stessi e quindi va rifiutato e respinto non solo dai singoli, ma dall’intera comunità». Chi amministra non deve sentirsi abbandonato dalla gente e tanto meno dallo Stato. «Preservare un consiglio comunale dal tentativo di seguire strade non libere è un dovere da cui nessuno può sfuggire, tanto meno il Governo centrale», ha detto il senatore Ignazio Angioni del Pd, che fa parte della commissione come Luciano Uras di Sel. Ed è stato proprio Uras a parlare dell’esigenza che la legalità sia un caposaldo del buone vivere sociale: «In Sardegna, ad esempio, per la tenuta delle istituzioni gli amministratori comunali devono poter contare su una Regione efficiente, così come la Regione deve avere la certezza che il Governo lo sia nei suoi confronti». Una sorta di filiera della legalità, appunto, che potrebbe far da argine anche a un altro fenomeno preoccupante: l’omertà delle vittime degli attentati, che non sempre collaborano con gli investigatori nelle indagini. Colpa di quella paura che – come ha detto Vilma Moronese (Movimento Cinque Stelle) – che lo Stato deve esorcizzare con una presenza costante sul territorio e soprattutto in quei piccoli comuni dove semmai sono più forti gli effetti devastanti della crisi». Serve, in altre parole, una difesa della democrazia non solo politica, non solo istituzionale ma culturale. «Il compito di una commissione come la nostra – ha concluso Doris Lo Moro – è far capire che lo Stato non arretra e anzi proporremo che gli attentati ai danni degli amministratori pubblici diventino un’aggravante», perché «battaglie come questa si vincono solo se di questi argomenti si parla nelle piazze, nelle scuole» e si discute anche in Rete sul sito sosintimidazioni@senato.it. (ua)

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