La Nuova Sardegna

I compagni di Pietro sotto choc

di Angelo Mavuli
 I compagni di Pietro sotto choc

Un team di psicologi della Asl di Nuoro aiuta i bambini a elaborare il lutto

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TEMPIO. Un team di psicologi in aiuto ai compagni del piccolo Pietro. Qualche giorno fa un’équipe di professionisti in camice bianco si è presentata nella scuola media Grazia Deledda per incontrare i 20 bambini che trascorrevano ogni mattina con la piccola vittima della strage di via Villa Bruna e per aiutarli a elaborare un lutto così grave e tragico. «Molti si sono commossi e hanno pianto condividendo tra loro il grande dolore. Il senso dell'elaborazione del lutto è questo: attraversare assieme l'inferno, perché di questo si tratta, avendo sempre assieme meno paura». A parlare è Nadia Brusasca, dirigente psicologa e psicoterapeuta, responsabile del Centro servizio per l'elaborazione del lutto dell'Asl di Nuoro, all’interno dell’ospedale Zonchello, che da molti anni si occupa di questo tema e che, assieme alla sua équipe si è proposta volontariamente di aiutare i compagni di Pietro e le loro famiglie.

«Difficile togliere l'immagine di una morte così violenta, cruenta e disumana come quella subita da Pietro – sottolinea la psicologa –. Per elaborare il lutto bisogna lavorare piano piano sui bei ricordi. Naturalmente insieme agli insegnanti e alle famiglie». Nadia Brusasca, che opera con un team di quattro psicologhe - Luisa Brodu, Michela Fois, Roberta Corrias e Clara Poggi - non ha difficoltà a raccontare il suo primo approccio alla vicenda. «Ai primi di giugno, confortate dall’autorizzazione di Antonio Maria Soru, il direttore generale dell’Asl di Nuoro che non ha avuto alcuna esitazione a metterci a disposizione della media di Tempio, ci siamo presentate a scuola, senza preavviso e senza un appuntamento. Sentivamo dentro di noi il dovere morale di proporre e prestare il nostro intervento. Quando ci siamo presentate abbiamo trovato negli sguardi degli adulti profonda sofferenza e afflizione». Con il consenso dei genitori, hanno effettuato, qualche giorno fa, un intervento di due ore con i venti bambini. A loro hanno spiegato le reazioni umane alla perdita e al lutto e a ciascuno di loro hanno consegnato un opuscolo. Una sorta di guida creata dall' Asl di Nuoro, da portare a casa, utile anche per i genitori che afflitti e impotenti non sempre sanno cosa dire e cosa fare. «Abbiamo lavorato con i piccoli offrendo loro un esercizio che noi chiamiamo “il sacchettino delle emozioni” – continua la psicologa –. Tante emozioni di tanti colori, tranne il nero e il grigio perché quei colori sono già presenti nel loro cuore. Ai bambini abbiamo spiegato che le emozioni generate da questo fatto possono essere tante, normali e lecite e anche contrastanti. Abbiamo cercato di far capire loro che queste emozioni possiamo viverle anche nello stesso momento. I ragazzi hanno capito che si può provare profonda tristezza perché una persona a noi cara è morta ma al tempo stesso provare gioia perché c’è la vita davanti a noi». Nadia Brusasca si ferma, per un attimo, pensa forse a quanta strada c’è ancora da fare nel difficile percorso dell’elaborazione di questo lutto pesante per un adulto, insopportabile per bambini di 12 anni. «Alla fine ognuno di loro ha rivolto a Pietro, ad alta voce, un proprio pensiero: ti voglio bene, riposa in pace amico mio, sei stato grande, non ti dimenticherò mai, non si può perdere ciò che abbiamo dentro nel cuore, per sempre Pietro». L’impegno del team dell'Asl di Nuoro non si ferma a questo primo appuntamento. Entro il prossimo mese di luglio, la Brusasca e la sua équipe incontreranno le famiglie dei ragazzi e da settembre riprenderanno gli incontri con la classe. «Dobbiamo dimostrare – conclude – che il sorriso di Pietro vince su tutto».

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