La Nuova Sardegna

La mannaia della Regione sugli enti

di Alfredo Franchini
La mannaia della Regione sugli enti

Presto sarà varata la legge per tagliare Agenzie e società partecipate che costano 134 milioni di euro all’anno

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CAGLIARI. La fatica di operare in Sardegna ha una causa precisa: la burocrazia. Una «regione vintage» l’ha definita l’assessore alle Riforme, Demuro, e la giunta Pigliaru, tra pochi giorni, presenterà il disegno di legge sulle riforme che si baserà su tre assi: flessibilità, mobilità e meritocrazia.

«Vogliamo una Regione moderna e la pubblica amministrazione dev’essere il motore dello sviluppo», afferma Oriana Putzolu, segretaria generale della Cis, «siamo pronti al confronto perché, prima di ogni cosa, è bene chiarire quale modello di Regione si vuole creare». I tempi sono maturi: sinora l’amministrazione non è stata mai «apparato» del governo anche se posta alle dipendenze; un affastellamento di leggi regionali sovrapposte a quelle nazionali ne hanno fatto un corpo separato. In passato l’amministrazione ha convissuto spesso con giunte deboli e partiti forti e questo ha portato a uno scambio di poteri.

Numeri. La macchina regionale è composta da 4.566 operatori, (2.779 iscritti al ruolo unico, 1,332 del Corpo forestale, 139 dirigenti). Ma è il modello di organizzazione che la giunta Pigliaru vuole modificare: dopo i commissariamenti di Arpas, Conservatoria delle coste e Sardegna promozione, il presidente dell’esecutivo ha detto: «Valuteremo caso per caso».

Agenzie. La foresta pietrificata degli Enti è formata da 11 aziende, (10 sanitarie e 1 di trasporto pubblico, l’Arst), 5 Enti (Foreste, Acque, i due del Diritto allo studio e Sardegna ricerche), 2 Istituti (Zooprofilattico, Etnografico), 1 finanziaria (Sfirs), 11 Agenzie (Conservatorie delle coste, Entrate, Promozione, Osservatorio economico, Lavoro, Sanità, Sviluppo rurarle, Erogazione contributi agricoli, Ricerca in agricoltura, Protezione dell’ambiente, Edilizia abitativa). E la Regione, infine, detiene quote di partecipazione in 27 società di cui nove sono in stato di liquidazione, fra queste ci sono Abbanoa, Bic, Carbosulcis, Igea, Insar, Saremar, Sotacarbo, Sardegna It. Il complesso delle agenzie e degli enti conta 2.113 operatori, 111 dirigenti e incide sul bilancio per 134.278.118 euro.

Industriali. Per gli imprenditori la riforma della macchina amministrativa è alla base di qualsiasi progetto di sviluppo tanto da ipotizzare una «zona franca dalla burocrazia». «La Confindustria è da sempre contraria ad una proliferazione di enti», afferma il presidente degli industriali Alberto Scanu, «serve una ricognizione sulle società in house e sugli enti strumentali della Regione, spesso inutili e dannosi per il sistema delle imprese».

Agricoltura. «L’istituzione dovrà essere all’altezza dei tempi», conclude Oriana Putzolu, «e quindi deve cambiare tutta l’organizzazione, a cominciare dagli assessorati: perché non pensare alle Attività produttive riunite? (Oggi un imprenditore deve «trattare» con assessorati differenti, Ndr). Questo comporta una riduzione delle poltrone». Un esempio sono le tre agenzie agricole, Agris, Argea e Laore che da sole assorbono quasi 85 milioni di euro: «Non hanno mai funzionato», dice Putzolu, «sarà bene valutare l’ipotesi di riaggregarle». O di riportare le funzioni dentro l’assessorato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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