Servitù militari, polemiche sulla conferenza
Piras (Sel): «Senza i sindaci il vertice romano sarà un flop». Oggi in Consiglio ordine del giorno unitario
CAGLIARI. Alla vigilia della conferenza nazionale sulle servitù militari, in programma domani e giovedì a Roma, questa sera il Consiglio regionale dovrebbe votare un ordine del giorno unitario per chiedere al Governo una riduzione di basi, poligoni e filo spinato vario nell’isola. L’accordo fra maggioranza e opposizione sarebbe stato raggiunto in queste ore, come confermato dal capogruppo del Pd, Pietro Cocco, anche per dar maggior forza al governatore Francesco Pigliaru nella missione romana. Qualche problema di dialogo fra i Poli c’è stato soprattutto per le preoccupazioni di parte del centrodestra che una riduzione drastica delle servitù possa mettere a rischio la sopravvivenza della Brigata Sassari. Preoccupazione giusta, ma se fossero davvero queste le intenzioni dei vertici militari sarebbe un ricatto inaccettabile e da respingere subito.
All’attacco. La conferenza nazionale rischia comunque di partire nel modo peggiore. Il deputato di Sel Michele Piras è deciso nel dire: «Trovo scandaloso che i parlamentari siano stati invitati solo come auditori. A essere emarginanti purtroppo sono stati anche i sindaci dei territori da anni sacrificati agli interessi della Difesa e dell’Alleanza atlantica. Nei fatti – prosegue – la conferenza nazionale è stata declassata a un confronto fra lo Stato e le Regioni e se questi sono i presupposti, c’è il rischio di un vero e proprio flop». Per il deputato di Sel, «non aver coinvolto i territori è stato ed è un grave errore. E continuerà a esserlo se dopo le riunioni romane non seguirà una fase di ascolto e partecipazione che metta in campo una strategia di riduzione, riconversione e riperimetrazione delle servitù militare». Se Michele Piras è molto scettico sugli esiti della conferenza nazionale, lancia un assist al presidente della Regione: «Promuova in tempi stretti una conferenza regionale sulle servitù militari, per discutere subito i veri problemi vissuti dai territori».
Lo stop. A chiedere il blocco totale delle esercitazioni militari da maggio a ottobre (ora la sospensione è dal 20 giugno a settembre) per evitare «pesanti ripercussioni sulla stagione turistica», è il segretario nazionale del Psd’Az, Giovanni Colli. «L’isola ha già dato troppo allo Stato italiano, che continua a fare un uso disennato della nostra terra. I sacrifici imposti sono diventati insopportabili per le comunità asservite». Da qui la richiesta di una progressiva dismissione, con nel frattempo una vigilanza assoluta sulla salute degli abitanti dei Comuni militarizzati, e una «immediata bonifica dei territori compromessi. Tra i risarcimenti proposti dal Psd’Az anche l’istituzione di zone a fiscalità speciale nei comuni vicini ai poligoni». Per oggi, è attesa anche una conferenza stampa del deputato Mauro Pili (Unidos) con rivelazioni sul poligono di Teulada.
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