La Nuova Sardegna

Olbia, 48 denunciati per il nubifragio

di Giampiero Cocco
Olbia, 48 denunciati per il nubifragio

Tra loro proprietari di immobili, tecnici ed ex amministratori comunali. Tutti finiti nel dossier del Corpo forestale

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OLBIA. La seconda e delicatissima tranche della mega inchiesta avviata dalla magistratura gallurese sulle concause della disastrosa e luttuosa alluvione del 18 novembre 2013 comincia a prendere forma.

Sono infatti 48 le persone – tra proprietari di immobili, tecnici ed ex amministratori comunali – denunciate, nei giorni scorsi, dagli investigatori Nipaf del corpo forestale regionale che, in un voluminoso dossier depositato alla procura della Repubblica, ipotizzano nei loro confronti i reati di abuso edilizio connesso al disastro colposo. Lasciando spazio anche all’ipotesi di un loro coinvolgimento nella imputazione di omicidio plurimo colposo. A queste si aggiungono le altre 32 persone già denunciate nel marzo scorso per gli stessi capi d’accusa dallo Corpo forestale e i tredici tra amministratori regionali, sindaci, direttori di Enti, della protezione Civile regionale, di funzionari e amministratori provinciali nonchè tecnici comunali e responsabili locali della Protezione Civile di Olbia e Arzachena per i quali il capo della procura della Repubblica Domenico Fiordalisi ha già completato il quadro accusatorio, inviando loro l’avviso di concluse indagini. La seconda tranche dell’inchiesta ha scavato a fondo sulle concause che hanno portato all’allagamento della zona bassa di Olbia quel drammatico 18 novembre del 2013, e della motivazioni che avrebbero impedito ai canali di non riversare in mare il loro carico di acqua e fango ma l’hanno equamente distribuita dentro le case, gli scantinati, le scuole pubbliche, le arterie cittadine e gli uffici pubblici, provocando morti e danni. L’aver realizzato 31 immobili a meno di dieci metri dall’alveo del Rio Gaddhuresu e dal contiguo Rio Siligheddu, un canale di raccolta delle acque piovane con sbocco al mare che corre per sette chilometri nella piana di Olbia, attraversando per buona parte del suo corso la città, così come il Rio San Nicola che raccoglie le acque del Rio Abbafritta (un canale d’acqua di oltre tre chilometri), tratti di fiume sottoposti a vincoli di inedificabilità totale, non superabile dalle diverse sanatorie o piani di risanamento approvati per la città di Olbia, hanno portato «all’esondazione dei corsi d’acqua con conseguenti danni a persone e cose. A Olbia è stata inficiata e inibita la naturale capacità scolante dei canali che si riversano nel golfo, obbligando le acque di esondazione, nella giornata del 18 novembre 2013, nella ricerca del loro naturale sbocco al mare, a invadere le aree antropizzate in modo illegittimo, non senza aver prima prodotto i ben noti danni», spiegano gli investigatori della forestale, che ora stanno lavorando sulla terza tranche dell’inchiesta, quella relativa alle pratiche edilizie che, a suo tempo, consentirono di realizzare immobili nella fascia interdetta dei canali. Ma non è tutto. I ranger ambientali hanno fatto una approfondita verifica su coloro, tra le persone finite in questi mesi nel loro mirino, che hanno presentato istanza di risarcimento danni al Comune a seguito del rovinoso passaggio del ciclone Cleopatra. L’accertamento ha fornito dati più che sorprendenti, anche perché i 38 denunciati hanno inoltrato richiesta di risarcimento «per immobili realizzati illegittimamente», dicono gli investigatori, e ora sono in attesa d’essere liquidati. L’importo totale dei risarcimenti richiesti sfiora il mezzo milione di euro.

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