Via le servitù militari passa l’ordine del giorno
In consiglio viene approvato all’unanimità un documento condiviso Oggi a Roma la prima giornata della conferenza nazionale sui poligoni
CAGLIARI. Alla fine è arrivato l’ordine del giorno unitario del Consiglio regionale sulle troppe servitù militari in Sardegna. Oggi, alla prima giornata della conferenza nazionale sulle servitù militari, è in programma a Roma, la Regione si presenterà compatta per chiedere quello che vuole da sempre: una graduale dismissione dei poligoni, un graduale piano di riconversione, più indennizzi e lo stop alle esercitazioni almeno in tutti i tre mesi estivi e non come adesso da metà luglio fino a settembre.
L’accordo. Non è stato facile per i due Poli raggiungere l’intesa sul testo. Nei giorni scorsi, nel dibattito, non erano mancate le differenze forti e sostanziali sul futuro delle servitù militari in Sardegna. Servitù, va ricordato, che nell’isola valgono un’esagerazione, 30mila ettari, e ben tre basi: Teulada, Quira e Capo Frasca. Ma è un altro numero a rendere ancora più pesante il tributo: la Sardegna ha in carico il 63 per cento del territorio nazionale concesso dallo Stato all’Esercito, all’Aeronautica e alla Marina. Un’esagerazione e questo giudizio, alla fine, è stato condiviso da tutti i partiti.
Le richieste. La prima: graduale dismissione dei poligoni, come promesso tra l’altro alla Camera dal ministro della Difesa, senza che ci siano però contraccolpi sul futuro della Brigata Sassari e sui posti lavoro dei civili. La seconda: intesa con il governo nazionale per definire le compensazioni economiche rispetto ai danni ambientali, sanitari ed economici subiti in questi anni dai territori sottoposti a servitù. Terza richiesta: l’avvio di uno studio indipendente sui costi per il mancato sviluppo dei territori “militarizzati”. Quarta: sospensione delle esercitazioni nel periodo estivo, tra l'1 giugno e il 30 settembre. Sono questi i quattro punti principali dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale e che dà mandato al governatore Francesco Pigliaru di ribadire «oggi la posizione unitaria della Sardegna alla conferenza nazionale sulle servitù militari», in programma a Roma.
I poligoni. Il documento chiede anche l'istituzione in ciascuna delle tre basi di osservatori permanenti per il monitoraggio ambientale e subito dopo l'avvio di un tavolo tecnico che dovrà «ridefinire il sistema dei contributi ai Comuni» fino a «destinare una quota di investimenti statali in ricerca e innovazione, proporzionale al peso delle servitù, per riconvertire in tempi brevi le attività dei poligoni. Al Governo, infine, sempre per quanto riguarda i poligoni di Teulada, Quirra e Capo Frasca sono «sollecitate risorse adeguate per le bonifiche ambientali delle aree in cui sono presenti servitù prossime a essere dismesse».
La conferenza. Comincia questa mattina nella sala riunioni della Cittadella militari di Roma, alla Cecchignola. La prima giornata sarà incentrata su alcune relazioni tecniche volute dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti. L’intervento del presidente della Regione, con le richieste della Sardegna, è previsto domani mattina. Una curiosità: è la seconda conferenza nazionale sulle servitù militari, la prima e unica finora risale all’ormai lontano 1981.
La protesta. Si è materializzata ieri con uno scheletro appeso con le mollette sotto i portici di via Roma. È stata questa l'immagine più forte del sit-in in Consiglio regionale delle associazioni e dei comitati per dire «ancora una volta no» alle basi e alle esercitazioni militari nell'isola. «Il Consiglio e la Regione – è stato scritto nei volantini con cui sono stati tappezzati i portici di via Roma – hanno ignorato finora le nostre proteste. Proteste sintetizzate nell'acronimo «Serrai» (chiudere) e che poi sono queste: sospensione delle attività dei poligoni, evacuazione dei militari, bonifiche immediate, risarcimento, ripudio della guerra, impiego delle risorse per la pace. Fino all’appello duro del comitato Gettiamo le basi: «Il diritto di uguaglianza non si mendica ma si rivendica», ed è per questo «che la conferenza nazionale non risolverà i problemi della Sardegna con i militari, ma servirà al Governo solo per prendere altro tempo. Noi vogliamo la nostra terra libera. Subito». (ua)
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