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Il perito: «Per me non c’è contaminazione»

Il perito: «Per me non c’è contaminazione»

Secondo il tecnico Mario Mariani i valori di uranio e torio nei terreni monitorati sono nella norma

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LANUSEI. Da una parte la pacatezza dello scienziato, dall’altra la passione di un magistrato. È un duello che corre sul filo dei metodi di analisi, sulla letteratura del settore, e su una indiretta accusa di incompetenza, forse persino di malafede, quello che corre ieri mattina, tra il procuratore Domenico Fiordalisi e il superperito Mario Mariani. Ma è preceduto da un paio di ore dove l’esperto incaricato dal gup, con tanto di lucidi e corposa relazione scritta, illustra alle parti in causa i risultati del suo lavoro.

Arriva preparato a tutto, Mario Mariani, e soprattutto alle critiche dell’accusa e delle parti civili. E risponde a ognuno alla sua maniera: senza mai alzare i toni ma opponendo formule matematiche, norme di legge, metodi e strumenti di analisi che ha affinato in decine di anni di lavoro e ricerca al politecnico di Milano. E anche per prevenire eventuali contestazioni, dedica una parte consistente della sua deposizione al racconto, passo per passo, della sua analisi sul poligono. Ma tanto per cominciare lo ribadisce scandendolo bene: «Voglio precisare una volta per tutte che io ho prelevato i campioni dove le parti mi hanno indicato di prelevarli. Ai campionamenti erano presenti sia i consulenti di parte, sia i militari e i forestali che conoscono molto bene quelle zone».

In totale, precisa, i campioni analizzati, tra interno ed esterno del poligono, sono stati 154 di terreno e 7 di acqua. Tradotto in peso, il superperito e la sua squadra, hanno analizzato 10 quintali di terreno della base militare e dintorni. «E no – ribadisce ieri in udienza – non siamo in presenza di un disastro ambientale. Sono stato anche a Porto Torres, e vi assicuro che il disastro ambientale c’è, e quando c’è si vede anche piuttosto bene. Lì ci sono un milione di metri cubi che superano la soglia di contaminazione». Al poligono di Quirra, invece, per il perito la situazione è decisamente confortante. «Il torio trovato – precisa – è ben al di sotto dei limiti di soglia».

Quanto all’uranio, spiega, «i valori trovati sono molto lontani da quelli sui quali si attesta l’uranio depleto. E comunque i valori di uranio trovati nel poligono sono 10 volte inferiori ai valori minimi di contaminazione. Si tratta di valori non rilevanti dal punto di vista radiologico. Da questo punto di vista è più rischioso un volo aereo intorno al mondo». E anche sui residui organici di esplosivo, la situazione, per il perito, non è affatto preoccupante per tutte le zone, tranne che per una: quella chiamata zona P5. Qui, dice, si supera tre volte il limite di sensibilità. Ma anche nella zona P3, nell’area brillamenti, ci sono alcuni elementi che superano i valori soglia: ed è lo stagno.

«Ma a mio parere – spiega – sono sbagliati i limiti soglia. Tant’è che in base a questi, tutta l’Italia è contaminata dallo stagno». Mariani precisa anche, tuttavia, che le sue analisi sono state fatte a poligono fermo, ovvero senza esercitazioni o attività di brillamento, e spiega anche che «sicuramente l’attività militare ha favorito la dispersione di particolato e nanoparticelle nell’aria, e può aver contaminato i militari e la popolazione», ma ribadisce anche che «le nanoparticelle si disattivano molto velocemente», e che per lui, tuttavia, la situazione resta ben lontana dal disastro ambientale supposto e che le analisi fatte in precedenza da Sgs e dai docenti di Siena, sono da condividere sostanzialmente nel metodo e nei risultati. Per Fiordalisi, si tratta, invece, di metodi del tutto scorretti. «Lei ha mai letto la letteratura Usa e inglese sull’uranio? Ha mai letto gli studi di Evandro Lodi Rizzini» gli chiede Fiordalisi. «Io mi rifaccio alla legge italiana – gli risponde Mariani – e comunque non ho trovato nulla di anomalo». (v.g.)

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