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Pili: subito la dismissione delle aree occupate

Pili: subito la dismissione delle aree occupate

Il leader di Unidos: «Serve un risarcimento economico e fiscale per le zone limitate dai vincoli»

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TEULADA. I sardi devono ridiventare «protagonisti del loro futuro» e per questo deve essere «immediata la dismissione delle aree occupate dalle servitù militari», e subito dopo è indispensabile «il risarcimento economico e fiscale per le aree gravate dai vincoli», con «un piano dopo l’altro, quello delle bonifiche e il secondo destinato alla ricostruzione ambientale, economica e sociale». Nella sua controconferenza sono state queste le proposte del deputato Mauro Pili (Unidos) davanti all’ingresso del poligono. «È questa – ha detto – la prima conferenza del Popolo Sardo per la Libertà della Sardegna dalle servitù di Stato. A Roma si parlano addosso e anche la Regione è imprigionata nel protocollo. È qui, davanti ai poligoni, che noi sardi dobbiamo confrontarci e avviare un serio confronto tra movimenti, associazioni, rappresentanti istituzionali e cittadini sul problema, sempre più grande e ingombrante, delle servitù militari». Secondo il deputato, «è da Teulada che deve partire un confronto permanente e lo vogliamo costruire con la condivisione di tutti coloro decisi a costruire un nuovo progetto di Sardegna». Per l’ex presidente della Regione, il primo passo deve essere proprio la «dismissione immediata di tutte quelle aree militari nei centri abitati e non solo quelle in totale disuso». Il secondo passo dovrà essere questo: «Il ministero della Difesa deve farsi carico degli indispensabili costi di bonifica e messa in sicurezza delle aree intorno ai poligoni». Inoltre, ha aggiunto Pili, il progetto di dismissione «deve prevedere un piano che garantisca sia il mantenimento delle forze lavoro militari e civili, senza alcuna riduzione, compresa l'eventuale riqualificazione del personale». Pili alla Regione ha detto anche: «Entro sei mesi mi aspetto dalla Giunta una «pianificazione territoriale destinata a sostenere lo sviluppo economico ambientale e turistico dei Comuni che continuano a soffrire per le servitù militari». Nella prima giornata dalla sua controconferenza era stato deciso nel sostenere: «Le basi militari, in Sardegna, continuano a essere protette da una sudditanza inspiegabile. Ogni volta che i sardi provano a riprendersi la loro, i vertici delle Forze continuano a spostare il traguardo delle dismissione e arrivano a dire che non possono rinunciare all’addestramento in Sardegna, e a quel punto ritorniamo tutti al punto di partenza ed è quello che noi non vogliamo». Il leader di Unidos non crede neanche nelle promesse del ministro Roberta Pinotti: «Troppe volte abbiamo sentito da questo o quel Governo annunci che poi sono rimasti sulla carta e oggi non credo in una svolta. A comandare sono sempre loro, i militari».

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