La Nuova Sardegna

Quirra, i pastori chiedono di tornare al lavoro

di Valeria Gianoglio
Quirra, i pastori chiedono di tornare al lavoro

A luglio la decisione sul rinvio a giudizio ma i sessanta allevatori vogliono già rientrare nel poligono

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NUORO. Per la sentenza di rinvio a giudizio dei venti indagati dell’inchiesta su Quirra o per quella di non luogo a procedere, bisognerà aspettare sino all’11 luglio. Quando il gup Nicola Clivio, come ha stabilito avant’ieri in udienza a Lanusei, dopo la conclusione della discussione, si ritirerà in camera di consiglio e sfornerà la decisione che in tanti attendono da diversi anni. La sentenza potrebbe già arrivare quella sera, o forse scivolerà di qualche giorno. Ma in ogni caso è attesa entro luglio.

Ma i 60 pastori che dagli stessi anni sono stati esiliati dai 13mila e 200 ettari del poligono militare di Quirra, in realtà, non hanno alcuna intenzione di aspettare la fine di un eventuale processo o le lungaggini della giustizia. E chiedono con insistenza: «Fateci rientrare al lavoro».

«Le analisi del perito Mario Mariani hanno confermato quanto già era stato attestato anche da altre indagini e dal ministero – dice il direttore della Coldiretti Nuoro-Ogliastra, Aldo Manunta – per questo i nostri pastori chiedono adesso di poter finalmente tornare al lavoro. I pastori non possono aspettare. Vogliono, chiaramente, che se ci sono state responsabilità, i responsabili paghino, e per questo ci siamo costituiti a giudizio, ma chiedono anche di poter riavere ciò che è stato loro sottratto in questi anni. Perché dopo l’esilio dalle terre del poligono, e dopo l’apertura dell’inchiesta, hanno subito danni milionari».

La disperazione degli allevatori è emersa nei giorni scorsi anche nel corso di un incontro piuttosto affollato che si è tenuto a Perdasdefogu. Una riunione dove la Coldiretti e l’avvocato Marco Pilia, che segue gli allevatori costituitisi parte civile, hanno illustrato il contenuto della superperizia dell’esperto incaricato dal gup Nicola Clivio. Ne hanno ripercorso i passaggi salienti, per poi arrivare alle conclusioni: «Nel poligono non c’è stato e non c’è alcun disastro ambientale».

I 60 pastori esiliati, di fronte a queste parole, hanno chiesto al legale e alla Coldiretti di fare qualcosa perché, alla luce della perizia, ciascuno di loro potesse rientrare nel poligono. Del resto, hanno fatto notare in tanti, all’interno della base, anche le zone considerate potenzialmente più critiche, sono state recintate.

L’avvocato Pilia, da buon legale, ha inserito tutto in un contesto giuridico. «I pastori – ha spiegato anche ieri – vogliono ovviamente rientrare nel poligono. Perché in questi anni hanno subito un doppio danno: da un lato in pochi comprano i loro prodotti perché temono che siano contaminati, dall’altro gli allevatori hanno i costi aggiuntivi legati al fatto che hanno dovuto spostare il loro bestiame e trovare un’altra sistemazione per gli animali. Per non parlare, poi, dei premi comunitari che hanno perso per il mancato pascolo e non solo. Ma resta il fatto che anche i pastori, ovviamente, vogliono conoscere la verità e vogliono che se qualcuno ha sbagliato, questo qualcuno paghi. Per questo ci siamo costituiti parte civile. Perché chiediamo un risarcimento per tutti i danni che gli allevatori hanno subito. Lo ribadiremo anche in fase di scussione, a metà luglio».

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