A Betlemme una culla per i figli della guerra

Parla Maria Mastinu, la suora di Milis direttrice dell’asilo “La Crèche” che accoglie orfani palestinesi

SASSARI. «La cosa più importante di cui i bambini de la Crèche hanno bisogno è l’affetto. È qualcosa di primordiale, sono bambini psicologicamente segnati già dall’infanzia perché la maggior parte di loro non è stata desiderata. Devono sentire che ci sono persone che li amano». Suor Maria Mastinu vive accanto agli orfani palestinesi da nove anni, da quando è arrivata a la Crèche, l’orfanotrofio di Betlemme gestito dalle Figlie della Carità di San Vincenzo in una terra segnata dai conflitti. “Crèche”, in francese – perché francesi erano le prime suore quando nel 1895 venne creato questo luogo di accoglienza per l’infanzia abbandonata – significa “culla”, “nido” ma indica anche la mangiatoia del Presepe.

«Qualcosa che fa riflettere – dice suor Maria, originaria di Milis – perché c’è una relazione tra Gesù bambino e questi bimbi: un inizio di vita difficile, povero, precario, minacciato che passa attraverso la Crèche». Oggi a Narbolia, suor Maria racconta la sua esperienza in occasione della manifestazione “Solidarietà con Betlemme”. Ospiti le associazioni sassaresi Humaniora e Ponti non muri che da diversi anni portano avanti una serie di iniziative per creare un ponte ideale tra Sardegna e Palestina. Alle 18.30, nel Centro polifunzionale di piazza Segni, gli Humaniora insieme alla scrittrice Silvia Sanna presenteranno il concerto letterario “Da De André alle Città invisibili”: un viaggio tra le canzoni di De Andrè e le Città invisibili di Calvino, a cui si ispira l’ultimo album del gruppo Humaniora.

L’iniziativa è organizzata dal Comune di Narbolia e dalla Biblioteca di Narbolia in collaborazione con la Cooperativa “La Lettura”, la Consulta Giovani, l’Associazione Nieddì e il Servizio Civile Nazionale. A Narbolia si parlerà anche del progetto “Adozioni a distanza” di Ponti non muri e Humaniora, che dal 2010 ha sostenuto 48 bambini de la Crèche.

Suor Maria Mastinu segue i bimbi ospiti dell'orfanotrofio/asilo insieme ad altre tre consorelle: la responsabile di origine francese, una libanese e una di Betlemme. La struttura è l’unica in Palestina a ospitare bambini da zero a sei anni, un centinaio in tutto tra quelli interni (circa 50) e quelli che vengono dall’esterno alla scuola materna. C’è bisogno di tutto, dal cibo alle scarpe alle cure mediche perché molti bambini hanno seri problemi di salute.

«Abbiamo un bambino che è nato cieco, paraplegico a un anno – dice suor Maria - è un problema perché non ci sono istituzioni adatte per questi bambini. Da noi rimangono fino ai sei anni, dopo quell’età vengono mandati nei villaggi Sos, case famiglie dove i bambini imparano a gestirsi da soli e dove restano fino ai 18 anni». La situazione sociale e sanitaria dei bimbi de la Crèche è lo specchio di quella dell’intero popolo palestinese, aggravata dalla ferita del Muro di separazione voluto da Israele. Quello davanti al quale, proprio a Betlemme, ha pregato anche Papa Francesco offrendo la sua “casa” in Vaticano per un incontro tra Peres e Abu Mazen.

«La costruzione del Muro ha peggiorato le cose, gli israeliani stanno prendendo sempre più spazio con le colonie – continua suor Maria - si parla tanto, ma nei fatti siamo nella stessa situazione, anzi peggio. La realtà è che manca la libertà, i palestinesi non sono più liberi muoversi, sono trattati in condizioni disumane, attraversare il Muro è un problema, vengono umiliati se gli israeliani sospettano qualcosa».

Gli orfani sono tanti, le ragazze musulmane che restano incinta prima del matrimonio rischiano una condanna e alcune sono vittima di incesto. Con il Muro, hanno ancora più difficoltà a raggiungere la Crèche: «Per passare devono avere un permesso, e per questo bisogna aspettare anche cinque o sei mesi – spiega suor Maria - non riescono ad arrivare prima del parto, e allora partoriscono clandestinamente, a rischio della loro vita e di quella del neonato. I bimbi vengono abbandonati, restano a lungo per strada e non sempre si riesce ad arrivare in tempo. È una realtà difficile da credere se non la si vede, se ne parla poco, resta tutto nel silenzio».

Giovedì 26 suor Maria sarà anche a Sassari dove alle 18, nel V Circolo di via Gorizia, insieme a “Ponti non muri” e Humaniora incontrerà tutti gli aderenti al progetto “Adozioni a distanza”.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes