La Nuova Sardegna

Delitti del pozzo, ergastolo per Pompita e Deiana

di Pier Luigi Piredda
Delitti del pozzo, ergastolo per Pompita e Deiana

Carcere a vita ai due olianesi per gli omicidi di Tiziano Cocco e Pietrina Mastrone La Corte d’assise d’appello conferma le condanne dopo 7 ore di camera di consiglio

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INVIATO A CAGLIARI. Ergastolo. E giustizia per Tiziano Cocco e Pietrina Mastrone, lasciati morire annegati nell’acqua gelida e putrida del pozzo di Manasuddas, alla periferia di Oliena, nell’autunno del 2007. Quando la presidente della Corte d’assise d’appello, Grazia Corradini, ha letto il dispositivo della sentenza, dopo quasi 7 ore di camera di consiglio, l’imputato Sebastiano “Bastianino” Pompita, 34 anni, dietro le sbarre della gabbia all’interno dell’aula, con lo sguardo fisso verso la Corte ha continuato a masticare chewingum. Imperturbabile. Come se non fosse lui il condannato che dovrà trascorrere il resto dei suoi giorni in carcere.

Mario Deiana, 38 anni, l’altro imputato che per ora è libero per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva e ha seguito il processo dietro gli avvocati, è sbiancato, si è voltato per cercare conforto nello sguardo di due parenti che erano arrivati con lui da Oliena,poi si è alzato di scatto ed è andato via. Ancora libero, ma con il futuro segnato per sempre da una condanna pesantissima: carcere a vita.

Sono servite quasi sette ore di camera di consiglio alla Corte d’assise per formulare una sentenza che era stata scritta sulle carte processuali fin dal primo grado a Nuoro. Gli avvocati Giovanni Colli, difensore di Bastianino Pompita, e Gianluigi Mastio, per Mario Deiana, hanno cercato di rimettere in discussione tutto l’impianto accusatorio nelle loro arringhe. L’avvocato Colli ha puntato il dito sulla testimone Antonella Artu, sulla sua credibilità, sulle sue dichiarazioni «aggiustate per paura di essere coinvolta – ha sottolineato il penalista nuorese –. Non certo un teste disinteressato, ha inventato così tante cose che a un certo punto non le ricorda più e lo scopriamo in un’intercettazione quando dice “devo ricordare tutte le cazzate che ho detto”. E anche le minacce ricevute le colloca temporalmente in maniera tale da tirarsi fuori da tutto».

L’avvocato Mastio ha cercato di tirare fuori da tutta la vicenda Mario Deiana attraverso i tabulati telefonici, dai quali risulta che quando la “cella” prende in carico il suo cellulare all’ora fatidica, lui è a Nuoro e non a Oliena. E poi scaricando tutto sul terzo imputato, il pentito Mauro Fele (già condannato all’ergastolo per i due delitti e detenuto in un struttura ospedaliera penitenziaria a causa delle sue precarie condizioni di salute) che in un ultimo disperato tentativo di “salvare” gli amici di un tempo si era addossato tutte le responsabilità scrivendo una lettera-confessione: utilizzata più o meno come carta straccia. «Deiana è innocente, è stato coinvolto nel processo da Fele e Artu – ha concluso l’avvocato Mastio – ma è fuori da questa storia».

La Corte d’assise d’appello (presidente Corradini, giudice relatore Muscas) ha invece ritenuto solido l’impianto accusatorio sul quale si erano rette le condanne all’ergastolo inflitte dai giudici della Corte d’assise di Nuoro. Le motivazioni si conosceranno tra 90 giorni, ma la Corte ha ritenuto fondate le richieste di condanna formulate dal pg Michele Incani, al termine della sua requisitoria. E sostenute dai patroni di parte civile, Massimiliano Podda e Angela Nanni, che hanno anche replicato ai difensori prima che i giudici entrassero in camera di consiglio.

«Attendiamo le motivazioni – hanno sostenuto gli avvocati Angela Nanni del Foro di Nuoro e Massimiliano Podda di Cagliari –. Sappiamo che non è finita, che la battaglia processuale sarà ancora lunga, ma ora ci sono basi solide».

In aula al momento della sentenza c’erano solo le due sorelle di Tiziano Cocco, il camionista di Samassi gettato vivo nel pozzo e che aveva disperatamente cercato di uscirne lasciando sulla pareti i segni dei suoi tentativi: la pelle dei polpastrelli delle mani, il sangue. Il padre, Narciso, invece non ce l’ha fatta ad ascoltare la sentenza, ora è solo, prima a sorreggerlo c’era la moglie, morta alcuni mesi fa, sfibrata dal dolore.

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