La Nuova Sardegna

Cna: ripartire dalle grandi infrastrutture

di Alfredo Franchini
 Cna: ripartire dalle grandi infrastrutture

La proposta degli artigiani ribadita in commissione Bilancio: un terzo dei finanziamenti sia convogliato nei cantieri pubblici

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CAGLIARI. Nella Sardegna che arranca è possibile solo un percorso che porti al cambiamento. E quale occasione migliore della nuova programmazione dei Fondi europei? I rappresentanti della Cna, (il presidente Pierpaolo Piras e il segretario generale Francesco Porcu), lo hanno ribadito alla commissione Bilancio del Consiglio regionale, dopo aver scritto una lettera indirizzata al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e all’assessore al Bilancio, Raffaele Paci. La programmazione dei fondi europei è stata importante in passato ma ora, date le ristrettezze del bilancio statale, diventa fondamentale: un’opportunità, forse l’ultima, che non può essere sprecata.

Soldi arretrati. «Servono scelte coraggiose», hanno affermato Piras e Porcu, «l’architettura dell’intero processo programmatorio (2014-2020) rischia di conservare i tanti vizi che, in passato, ne hanno decretato il fallimento. Entro l’anno venturo», ha ricordato l’organizzazione degli artigiani, «dobbiamo ancora spendere 800 milioni del quadro precedente». La dimostrazione che è bene cambiare il metodo.

La proposta. Dunque regole nuove che, peraltro, l’assessore Paci sta cercando di trasmettere per concentrare le risorse su un numero limitato di iniziative e non disperderle in mille rivoli di spesa. Ma la Cna si spinge più avanti e avanza una proposta precisa: «Un terzo dei fondi europei», è il giudizio di Piras e Porcu, «deve essere utilizzato per lanciare un new deal della Sardegna. Un nuovo ciclo di opere pubbliche, di un’edilizia all’insegna del riuso, della riqualificazione ed efficientamento energetico del patrimonio esistente, della rigenerazione urbana, del risanamento idrogeologico, ripristino, bonifica ambientale e messa in sicurezza del territorio». Nessuno vuole consumare più altro territorio ma è indispensabile un programma di riqualificazione dell’esistente.

Europa. Un nuovo modo di vedere lo sviluppo e di far cambiare la Sardegna, ben sapendo che, in certi casi, l’importante non è tanto avere idee nuove quanto liberarsi delle vecchie. La Sardegna è in panne: secondo le analisi del Crenos è uno dei fanalini di coda dell’Europa e per questo – spiega Francesco Porcu - dobbiamo costruire un’idea diversa della Sardegna.

Appalti. La recessione ha un impatto più forte sulle fasce deboli della società: giovani disoccupati, outsiders, piccole imprese. La discussione che è in atto all’interno della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, presieduta da Franco Sabatini, porta alla conclusione che dalla crisi si può uscire solo con l’aiuto della mano pubblica. Da qui la necessità di rilanciare un piano di opere pubbliche. Gli appalti sono ai minimi storici in Sardegna: le gare nel 2013 sono diminuite del 26% per numeri e addirittura del 47 per cento per il valore.

Partenariato. La giunta Pigliaru ha scelto di rivisitare la programmazione unitaria attraverso la condivisione con il partenariato. Ma nonostante l’intenzione di evitare i mille rivoli di spese - a giudizio della Cna - la macchina potrebbe non marciare a regime. «Si abbia la volontà di fare scelte coraggiose», dice Porcu, «indicando ambiti e priorità su cui promuovere pochi e selettivi interventi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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