Non esistono sanzioni il Pos obbligatorio fa flop
Vargiu (Adiconsum): «Consumatori beffati, è solo un regalo alle banche» L’impotenza della guardia di finanza: dovrà fare i controlli, ma senza multe
SASSARI. Una rivoluzione gattopardesca. Nel disporre l’obbligo del Pos il Governo sembra essersi ispirato a Tomasi di Lampedusa. Tutto cambi affinché nulla cambi. Da ieri imprese, lavoratori autonomi e professionisti sono tenuti a dotarsi del Pos per consentire a clienti e pazienti che lo chiedono di poter pagare con la moneta elettronica. Il provvedimento, nato soprattutto dalla necessità di combattere l’evasione fiscale, si rivela però monco in partenza. Il decreto legge che impone il Pos non fa nessun cenno alle sanzioni per chi non rispetta il precetto. Una situazione paradossale che rischia di vanificare del tutto la rivoluzione annunciata. «È un provvedimento inutile – taglia corto Giorgio Vargiu, segretario regionale Adiconsum –. La legge obbliga aziende e professionisti a dotarsi del Pos, ma nel contempo dice che se uno non si adegua non cambia nulla. Il consumatore che vuole pagare con il bancomat potrà anche far valere le sue ragioni ma inutilmente. Il solito pasticcio all’italiana che sembra nascondere il solito favore alle banche. A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina, diceva un famoso detto. Ebbene, sembra che il legislatore faccia di tutto per favorire il diritto del cittadino a pensare male. Ancora una volta i consumatori sono stati trattati con poca serietà».
I consumatori. Per Vargiu la ratio del decreto è valida, l’evasione è uno dei principali drammi dell’Italia, ma la strategia scelta per farlo emergere è del tutto sbagliata. «Con la nuova legge per tutti i pagamenti superiori a 30 euro deve essere data l’opportunità di saldare con bancomat o carte di credito. Il principio è giusto, ma la cifra è troppo bassa. Non è lì che si annida l’evasione fiscale. Avrebbero dovuto prevedere una soglia più alta, 100 o anche 200 euro. Fatta in questa maniera la legge non ha nessuna ragion di esistere. A meno che non si sia voluto fare il solito favore alle banche». Già, perché attivare un Pos per l’artigiano, il commerciante e il professionista ha un costo che oscilla tra i 1000 e i 1300 euro. E per l’impresa che presta servizi a domicilio potrebbero rendersene necessari anche più di uno, costringendo il titolare a raddoppiare o triplicare la spesa bancaria.
Le commissioni bancarie. «Anche da questo punto di vista è un decreto monco – tuona Vargiu –. Se proprio volevano agevolare i consumatori dovevano stabilire per legge la riduzione dei costi del Pos. Invece, hanno preferito agevolare le banche. Come era già accaduto in passato. Per esempio per il divieto di pagamento in contanti oltre i mille euro. Comprese le pensioni. Un’altra legge sbagliata che ha costretto migliaia di pensionati che ne erano sprovvisti ad aprirsi un conto corrente. L’ennesimo grande affare per le banche». Secondo Vargiu, dunque, la guerra all’evasione fiscale attraverso il Pos potrebbe anche andare bene, ma con altri presupposti. Innanzitutto, innalzando la quota minima di spesa per avere diritto al pagamento con carta di credito o bancomat e riducendo fortemente le commissioni bancarie, ma soprattutto incentivando i cittadini a richiedere la ricevuta o lo scontrino.
Il conflitto di interessi. «Bisogna creare il conflitto di interessi in modo che al consumatore convenga domandare la fattura e non accetti in cambio di farsi fare uno sconto – conclude Vargiu –. Abbiamo tutti interesse perché emerga il nero, ma in questo modo, con l’obbligo del Pos, non cambierà nulla. Tutto resterà come prima. I soliti noti, quelli che hanno sempre rispettato la legge e pagato le tasse, si doteranno di Pos, mentre tutti gli altri continueranno a farsi gli affari propri. Visto che da questa legge senza sanzioni non ci sarà nessuna emersione del nero, a guadagnarci non sarà nessuno. Eccetto le banche».
La guardia di finanza. Di solito, quando scatta un obbligo di tipo economico la prima a essere chiamata in causa è la guardia di finanza. È alle fiamme gialle che spetta il compito di vigilare sul rispetto della legge e sull’applicazione delle multe. Se sono previste, ovviamente. Ma non è questo il caso. «Ci limiteremo a fare dei controlli, ma nulla di più – afferma Alessandro Troisi, comandante della guardia di finanza di Cagliari –. Il decreto è una norma in bianco che prevede degli obblighi ma senza alcuna sanzione. Il nostro operato sarà limitato a verificare quante attività o lavoratori si sono dotati di Pos, un fenomeno che andrà esaminato in maniera più dettagliata, ma potremo solamente constatare il mancato rispetto della legge, senza applicare multe o sanzioni perché inesistenti. Non so quanto questa situazione potrà protrarsi nel tempo, credo che prima o poi il legislatore interverrà nuovamente sulla questione, ma per ora anche noi abbiamo le mani legate».
Le norme in bianco. Il numero uno della guardia di finanza ricorda come in altre occasioni siano stati sanciti degli obblighi, ma senza prevedere sanzioni per i trasgressori. «Non è la prima volta che abbiamo a che fare con norme in bianco, ma forse mai nessuna era entrata così nel dettaglio – dice ancora Troisi –. In un paio di occasioni però ci siamo trovati in una situazione simile. Fu quando fummo incaricati di monitorare l’aumento dei prezzi. La prima volta fu in occasione del passaggio dalla lira all’euro, ma poi ce n’è stata anche una seconda. Noi avevamo fatto i controlli, ma di fronte all’infrazione non potevamo fare altro, perché non era prevista nessuna sanzione. Eravamo costretti a limitarci alla segnalazione. E così faremo anche questa volta col Pos obbligatorio».
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