Costa Smeralda venduta, Barrack transa e paga il fisco

L’agenzia delle Entrate di Olbia incassa due milioni di euro, ma non si chiude l’inchiesta avviata dal procuratore Fiordalisi sulla presunta evasione fiscale da 100 milioni di euro

PORTO CERVO. Per la vendita dei soli terreni in Costa Smeralda dalla Colony Capital agli emiri della Qatar Holding, cessione avvenuta nel 2012 tra società sarde, italo-lussemburghesi e arabe, l’erario ha incassato, pochi giorni fa, qualcosa come 1 milione e 987,50 euro. Il contenzioso tributario, da cui era scaturita la mega inchiesta penale portata avanti dal procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi, si è per buona parte positivamente concluso poco meno di una settimana fa, quando la parte venditrice (una selva di società immobiliari riconducibili ai fondi di investimento internazionali gestiti da Tom Barrack & C.) ha aderito alla transazione economica proposta dall’Agenzia delle entrate di Olbia. Quindi qualcuno ha staccato l’assegno milionario che però non chiude, in modo definitivo, l’indagine penale avviata dalla Procura gallurese, anche se ne azzera gran parte degli effetti.

Tra i rappresentanti delle parti in causa – uno stuolo tra avvocati esperti in diritto tributario, commercialisti e amministrativisti giunti dalla penisola per sostenere le ragioni della Colony Capital da una parte, contrapposti ai funzionari con potere di firma dell’Agenzia delle entrate di Sassari dall’altra –, nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni sull’accordo tributario appena siglato, mentre è trapelata la reciproca soddisfazione per la conclusione di una vertenza che «non aveva ragione d’esistere, avviata da una contrastata interpretazione delle norme tributarie italiane», avrebbero detto i delegati della Costa Smeralda. Ora non resta che attendere l’esito degli ulteriori accertamenti sui valori Omi (osservatorio mercato immobiliare) ancora in fase di verifica da parte della Agenzia delle entrate sulle cessioni degli immobili venduti in gran parte dalla Sardegna Resort srl (la cassaforte immobiliare ceduta anch’essa agli arabi, società che possiede la titolarità di hotel, strutture ricettive e terreni) per chiudere, definitivamente, l’accertamento di valore scaturito dal passaggio di quote che hanno spostato dalle mani del finanziere con tre passaporti (Libano, Stati uniti e Australia) Tom Barrack ai giovani delegati di Tamin bin Hamad Al Thani, il nuovo sceicco del Qatar, lo stato più piccolo e più ricco del mondo. Un emiro che sta concludendo business miliardari con il governo guidato da Matteo Renzi e la Regione sarda, ultimo dei quali l’investimento di 1,2 miliardi di euro sul polo sanitario d’eccellenza dell’ex San Raffaele di Olbia.

La clamorosa inchiesta sulla presunta evasione fiscale di 100 milioni di euro, che vede iscritte sul registro degli indagati una decina di persone, prosegue. Domenico Fiordalisi, nell’aprile scorso, aveva guidato personalmente la perquisizione da parte del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Sassari e un drappello di militari delle fiamme gialle dentro uno dei santuari italiani dell’alta finanza, uno studio legale associato di Milano, con uffici a pochi passi dal Duomo e dalla Scala per acquisire i documenti necessari a individuare le diverse società operanti ad Arzachena, Porto Cervo, Milano e Lussemburgo che si sono occupate della vendita, per 600 milioni di euro, della Costa Smeralda. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes