I sindaci tra speranza e rassegnazione
Non si contesta il lavoro dei magistrati, ma si vogliono salvaguardare i casi di necessità
OLBIA. La mappa maculata dell’abusivismo edilizio ha le ore contate e anche le case che saranno affrontate dalle ruspe, lo sono: un centinaio, secondo l’indicazione del procuratore della Repubblica di Tempio. Le macchie sulla pelle della legalità si diffondono prevalentemente sulla costa. I sindaci confidano tuttavia nella possibilità di salvare il salvabile, certi di non avere a che fare con fenomeni giganteschi dell’abusivismo ma piuttosto di casi nei quali la componente sociale è forte. Comunque disposti a collaborare con le attività di accertamento disposte dall’ufficio giudiziario, dicono in testa a tutti i primi cittadini di Arzachena, Santa Teresa di Gallura, La Maddalena, Olbia, località leader nella geografia turistica e dunque più esposte alle tentazioni della pratica edificatoria che ama sfuggire alle leggi.
I controlli. L’inizio della settimana sarà su questo fronte impegnativo per i dirigenti degli uffici urbanistici. Per alcuni gli incontri in agenda sono già fissati, da lunedì in avanti. Martedì gli incaricati del procuratore saranno a Santa Teresa di Gallura. «Qui la situazione è sotto controllo – spiega il sindaco Stefano Pisciottu –, ho fatto una verifica di recente. Credo ci siano 7 forse 8 casi di sentenze passate in giudicato, ma nel frattempo quattro demolizioni sono state fatte spontaneamente, due hanno usufruito a suo tempo del condono, per un caso c’è un decreto di acquisizione da perfezionare, infine abbiamo un caso da definire». Non nega il sindaco che in passato ci siano stati fenomeni discutibili. «Ma l’arma dei controlli è stata più efficace, l’edificazione senza regole è stata fermata da tempo».
I casi di necessità. Quel centinaio dei possibili destinatari della demolizione comprende forse casi di necessità, magari l’allargamento di una cucina, la costruzione di un muretto nel perimetro del cortile, o anche la primaria necessità di un tetto. «Chiaramente, come amministrazione siamo a disposizione per tutti gli accertamenti necessari. I nostri uffici – precisa il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli – sono già allertati. Credo che in molti casi si possa tenere conto della complessità della situazione e dei risvolti sociali che questo tipo di iniziative possono implicare. Mi auguro che in questo senso ci sia attenzione della magistratura e della prefettura». Nessuna assoluzione per chi ha sforato i confini della legalità, spiega Giovannelli: «Ovviamente vanno fatte le distinzioni tra i fenomeni definiti di necessità, dettati dal disagio sociale dagli atti speculativi». Le dinamiche edificatorie di Olbia nel passato hanno generato mostruosità. «Qui il fenomeno è molto ampio e complesso», dice il sindaco. Può essere che ciò che resta delle sentenze in giudicato si risolva in poche decine di casi. «Ma se anche vi fosse un numero elevatissimo di casi di abusivismo – è la valutazione del sindaco di Olbia –, non abbiamo nessuna incertezza sul dovere imboccare la strada dell’assoluto rigore».
La Regione. Il sindaco di Arzachena ha fiducia nei controlli: «Hanno il ruolo e il dovere di accertare che quanto esiste sia corretto e rispettoso della norma – osserva Alberto Ragnedda –, noi siamo pronti a collaborare. Mi preoccuperebbe da un punto di vista sociale, credo si debbano considerare le esigenze delle persone che magari hanno fatto un piccolo abuso per necessità».
Chi le ruspe le ha già sperimentate è La Maddalena, lo scorso aprile con le prime cinque demolizioni. Secondo le sentenze ne mancherebbero altre cinque. «Stiamo lavorando per fornire ciò che ho chiesto dalla prima ora: uno strumento credibile, che permetta di mettere in campo un piano di recupero serio – ricorda il sindaco Angelo Comiti –. Abbiamo zone che registrano una certa densità edilizia ma che sono già fornite di servizi». Sa, il sindaco, che il Comune non può agire in solitudine su questa materia: «Perciò aspettiamo un ruolo attivo da parte della Regione che consenta di intervenire e salvare quel che può essere salvato, le case dove vivono le persone».
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