Regione, ora la messa a punto della macchina
L’assessore Demuro oggi presenta il nuovo modello organizzativo, nessun taglio ai dipendenti
CAGLIARI. La macchina Regione ha numeri importanti, qualcuno sostiene mostruosi, ma «è bloccata e troppo spesso lavora a vuoto». L’assessore agli Affari generali e al Personale, Gianmario Demuro, l’ha ripetuto anche in questi giorni e oggi proverà a dare una scossa al monolite, con la riforma che presenterà in Giunta. Nessun taglio del personale: i dipendenti sono e resteranno 12.955, che sul bilancio della Regione hanno un costo fisso di 530 milioni, L’assessore, stando alle previsioni, ha messo mano e pare con decisione sulla organizzazione, sulla mobilità interna e sulla premialità.
Organizzazione. Dodici assessorati, ventiquattro direzioni generali, 127 direzioni di servizio, un Centro di programmazione, undici fra enti e agenzie e quarantuno società partecipate. È questo l’ultimo censimento sulla forza numerica della macchina Regione. Gran parte della struttura è vincolata alla mappa interna prevista da una legge del 1998, vecchia di sedici anni. Di per sè questo è il primo problema, perché soltanto con una nuova legge, votata dal Consiglio regionale, potrebbero esserci oggi dei cambiamenti, ad esempio nella ripartizione delle direzioni generali, uno o più d’una, che fanno capo ai singoli assessorati. Come primo passo l’assessore Demuro avrebbe previsto che il riordino della mappa ritorni a essere una competenza della Giunta e non più del Consiglio, anche se l’Aula dovrà comunque esprimersi sul disegno di legge Demuro. Comunque con una procedura molto più snella, è questo l’obiettivo finale, spetterà all’esecutivo l’onere (non facile) di ridisegnare e o accorpare le competenze delle varie direzioni, per evitare sovrapposizioni e intrecci ora alla base dell’attuale lentezza e inefficienza. Si sa che, nei primi cento giorni di governo, Demuro ha studiato a fondo due modelli ribattezzati a “geometria variabile”: quello della Regione Lombardia, mentre l’altro è della Regione Puglia. Il primo è caratterizzato dal ruolo forte di coordinamento della Presidenza, dalla novità di un Segretariato generale, capo assoluto dell’amministrazione burocratica, e da quattordici direzioni dalle competenze ben definite e dunque in numero superiore agli assessorati. Nel modello Puglia, le direzioni scendono invece a otto, quindi sono meno degli assessorati, perché accorpate in macro aree e quindi trasversali rispetto alle deleghe politiche. Tanto che in cinque si occupano delle cosiddette grandi politiche – dall’ambiente alla salute, dal lavoro allo sviluppo economico – e in tre di programmazione strategica e finanziaria, Per poi ritrovarsi tutte otto nella «conferenza di direzione», alla presenza del capo di capo gabinetto della Presidenza, in cui avviene nei fatti il vero e indispensabile coordinamento tra l’organo politico e quello tecnico Oggi si saprà quale dei due modelli ha raccolto le preferenze dell’assessore Demuro.
Mobilità. È l’altro grande problema della Regione. Oggi ci sono direzioni generali, enti e agenzie con troppo personale, mentre altri soffrirebbero perché sottodimensionati. Con la riforma degli uffici, Demuro vorrebbe ridistribuire le forze, riequilibrare le risorse umane per poi impiegarle al meglio dopo un maxi censimento sulle competenze del personale e anche sulle esigenze di una «ritrovata efficienza». È un aspetto molto delicato, questo della mobilità, su cui i sindacati dei dipendenti regionali sarebbero intenzionati a mettere diversi paletti e non solo sulle qualifiche. Di recente l’assessore Demuro ha dichiarato al sito Sardiniapost: «Non daremo ordini. Siamo consapevoli che oggi è pressoché impossibile spostare i lavoratori salvo non lo chiedano loro. Ma chiederemo a tutti di fare uno sforzo. Non possiamo più permetterci una Regione paralizzata. Abbiamo il dovere di dare risposte immediate ai cittadini e alle imprese, che oggi dalle istituzioni pretendono il massimo della qualità e della competitività anche nella certezza sui tempi di risposta alle diverse istanze». Sulla mobilità, a questo punto, potrebbe scatenarsi una battaglia epocale, con la politica contrapposta all’apparato, oppure cominciare l’era proficua della grande concertazione. Si vedrà.
Premialità. È il terzo e grande problema della Regione. Oggi i premi sono concessi a indistintamente a tutti, in base alla qualifica e non al contributo che ogni dipendente dà al raggiungimento degli obiettivi. La bozza dell’assessore dovrebbe essere orientata verso una nuova forma di valutazione singola e reale. Anche sull’addio alla premialità a pioggia potrebbero esserci molte resistenze interne, perché finirebbe per incidere sugli stipendi. Ma Demuro è stato chiaro nel presentare la filosofia della sua riforma: «La ripresa economica dipenderà anche dalla capacità della macchina amministrativa di diventare un modello. Un modello di buon governo nelle emergenze e nelle strategie per lo sviluppo». (ua)
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