La difesa di Tusacciu: «È solo un malinteso»
Il patron dell’azienda spiega: «Avevamo ottenuto l’autorizzazione per vendere quel prodotto»
TEMPIO. «La vecchia linea Super Mag (la versione con le barrette di piccole dimensioni) non è più prodotta ma è comunque ancora commercializzabile come la stessa Comunità Europea ha stabilito sin dal 2009. Quanto accade alla Plastwood in questi giorni è irreale, al limite della sopportabilità». A parlare è Edoardo Tusacciu, patron della Plastwood a cui i carabinieri hanno sequestrato mezzo milione di confezioni dei vecchi giocattoli per un valore di oltre 5 milioni di euro. Tusacciu è determinato nel difendersi. «Ho già dato incarico al mio avvocato Domenico Putzolu. Ancora una volta – dice –, mi difenderò da solo nella più totale indifferenza delle forze politiche e delle rappresentative sociali del territorio. Esiste una direttiva europea che ci autorizza a vendere. Se poi fra enti e ministeri nazionali e sovranazionali, manca il dialogo o la comunicazione, non possono farla pagare a chi, (già pagando per colpe non sue come il caso del bambino americano ucciso da una barretta cinese), sta cercando faticosamente di risalire la china del fallimento. Noi abbiamo commercializzato il prodotto non solo sulla base delle direttive europee del 2009 ma anche sul parere del nostro attuale Ministero dello Sviluppo Economico». Tusacciu continua nella sua difesa. «Ho creato lavoro diretto, per centinaia di persone, altre centinaia di famiglie sono riuscite a vivere dall’indotto. La disponibilità mia, della mia famiglia e dell’azienda, in occasione di iniziative sociali, non è mai mancata al territorio. Eppure quando, dopo la vicenda del bimbo americano, è cominciato il declino dell’azienda, nessuno ha raccolto il mio grido d’aiuto. Tutti mi hanno voltato le spalle. La politica, le forze sociali, il sistema creditizio, i sindacati e persino la chiesa. Si è scioperato in Gallura per la chiusura di mille fabbriche, mille consigli comunali hanno diramato ordini del giorno. Nessuno, invece, ha alzato un dito a difendere la Plastwood e tutti i suoi lavoratori. Sono stato trattato come un appestato, colpevole forse di avere avuto il giusto guizzo che avrebbe potuto giovare, così come è stato per anni, a tutto il territorio. Ho sempre lavorato duramente ed onestamente. Mai con i miei giocatoli si sono registrati incidenti e inconvenienti. Ho sempre rispettato le norme. Quanto però si sta verificando ora mette davvero a dura prova la fiducia nello Stato». (a.m.)
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