La Nuova Sardegna

Il magistrato e la bibbia delle armi

di Daniela Scano
Il magistrato e la bibbia delle armi

Claudio Lo Curto firma un testo di riferimento per il mondo della giustizia

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SASSARI. Il perito del tribunale era stato categorico: il fucile, corpo di reato, era difettoso e inutilizzabile. Un ferro vecchio inoffensivo. L'imputato aveva ottime speranze di ottenere in secondo grado la conferma dell'assoluzione dall'accusa di detenzione di armi, ma è stato particolarmente sfortunato.

«Quest'arma funziona – ha infatti rivelato il procuratore generale ai giudici della corte d'appello, sconfessando il perito con argomentazioni tecniche –. Ho fatto la prova nel mio ufficio, ma se la difesa non si fida del mio giudizio possiamo chiedere una seconda perizia». L'imputato ci ha pensato un po' e poi ha chiesto di fare dichiarazioni spontanee. La laconica ammissione di colpevolezza è valsa all'accusato la concessione delle attenuanti generiche.

Se avesse saputo chi avrebbe sostenuto l'accusa nei suoi confronti, probabilmente il protagonista del processo avrebbe chiesto di patteggiare la pena per limitare ulteriormente il danno. Perché Claudio Lo Curto, Avvocato generale della Repubblica a Sassari ed ex presidente del Tribunale di Lanusei, non è solo un magistrato molto conosciuto e stimato negli ambienti giudiziari, ma è anche una vera autorità nazionale nel campo delle armi. Qualche giorno fa è uscita a sua firma la prima monografia completa edita in Italia sulla materia. Il testo di quattrocento pagine dal titolo «Armi e munizioni comuni e da guerra», pubblicato da Giuffrè Editore, sarà presto testo di studio nelle università e a partire da ottobre sarà presentato ufficialmente in tutta Italia, partendo dalla Sardegna, da un magistrato, da un avvocato penalista e da un docente universitario. La presentazione dell'opera è firmata da tre magistrati, tutti appassionati studiosi della materia: Alfredo Cosenza, Andrea Ghinetti e Biagio Mazzeo. I tre esperti ricordano la grande confusione che regna, anche nei palazzi di giustizia, in materia di armi e di munizioni. Confusione che, come nel caso dell'imputato che ha avuto la sfortuna di incontrare Lo Curto in aula, a volte dilata e complica inutilmente i processi.

Siciliano di nascita e sardo di adozione, Claudio Lo Curto alterna la sua attività a palazzo di giustizia alla passione dello studioso. Il magistrato ha fatto parte, in qualità di componente esperto, della Commissione interministeriale istituita dal ministero dell'Interno per la predisposizione del Testo unico che ha messo ordine nella complicata materia di armi, munizioni ed esplosivi. Se avesse avuto modo di leggere la quarta di copertina della monografia, il possessore del finto “fucile rotto” avrebbe saputo che il suo avversario processuale era «autore, in materia di armi, di numerose note a sentenza e di numerose sentenze annotate adesivamente pubblicate su varie riviste giuridiche e di settore».

Il lavoro di Claudio Lo Curto riveste una doppia importanza perché – oltre a fornire per la prima volta un testo completo sull'argomento – «porta a termine – spiegano nella casa editrice Giuffrè – la difficile impresa di fare chiarezza su un particolare e delicato settore della disciplina normativa vigente in materia di armi e munizioni, la cui disorganica vastità ha dato origine a interpretazioni giurisprudenziali spesso non rispondenti ai fondamenti giuridici». «In forma monografica – spiega l'editore – viene, per la prima volta, affrontata e precisata in modo definitivo la distinzione tra arma comune, da guerra e tipo guerra, nonché tra munizioni comuni e da guerra, proiettata nel moderno quadro normativo introdotto dal legislatore europeo e recepito da quello interno».

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