L’incubo dei Mondiali, come il football peggiora gli uomini
Individui educati ed equilibrati che di fronte allo schermo si trasformano, inghiottiti da una macchina infernale
Finalmente è finito. L'estenuante e sfiancante periodo dei Mondiali, al quale ogni fidanzata/compagna/moglie disinteressata al calcio ha dovuto assistere mestamente. In questo periodo non valeva nemmeno la magica frase "Oggi tocca a me scegliere cosa guardare", perché durante i Mondiali non esiste scelta, non c'è possibilità o scambio di opinione. Durante i Mondiali sembra di essere tornati negli Anni 50. Se poi siete accoppiate con un esemplare particolarmente accanito, il Mondiale non è altro che la punta dell'iceberg: quello di veramente terribile è tutto ciò che gli sta attorno. Ho visto uomini educati, rispettosi e discreti, zittire le loro donne strozzandosi con le patatine perché stavano parlando durante il riepilogo della partita. E io che ho sempre pensato che bastasse guardare le immagini. Ho visto fidanzati devoti e amorevoli fare gesti inconsulti e far volare la birra gelata perché la fidanzata stava passando davanti al televisore durante un'azione all'89' minuto, a partita ormai decisa. Ho visto maschi tutti d'un pezzo, riservati e poco inclini al gossip, trasformarsi in un componente a caso del pubblico di Uomini&Donne non appena alla tv si parlava della liaison fra la D'Amico e Gigi Buffon. E soprattutto, ho visto uomini tifare pure per la D'Amico, oltre che per le partite. Ho visto con i miei occhi maschi lavorare dieci ore al giorno, rientrare a casa sfiniti e stare svegli fino alle due del mattino per vedere la partita degli Stati Uniti, e se avesse giocato la squadra della parrocchia dietro casa avrebbero visto anche quella.
Dietro ai Mondiali non c'è solo lo sport, ma una vera e propria macchina perfetta, inarrestabile, una produzione scellerata di speciali, di dopo partita, di commenti ai gol, di rimembranze su vecchi giocatori deceduti nel 1938, di inviati in Brasile solo per intervistare i tifosi ubriachi per strada con strane parrucche in testa. E poi dicono che noi donne esageriamo, e poi alla ventesima replica di "Una mamma per amica" ci giudicano "fissate"; o quando ci vedono passare ore davanti a un sito di scarpe ci chiedono come sia possibile fare su e giù su una pagina web alla ricerca del tacco perfetto. Loro, capito? Che fanno branco, con le dita che puzzano di Fonzies e la ciabatta assassina! Loro che al dodicesimo rossetto comprato non si capacitano di come sia possibile essere così "ossessionate". È possibile cari ragazzi, perché svestita la maglia della squadra del cuore tornate quei magnifici esemplari che abbiamo scelto; e finita l'estenuante ricerca del rossetto color corallo (ma non troppo), opaco (ma non troppo) profumato (ma non troppo), torniamo le brillanti donne che avete conquistato. A ognuno la propria passione. L'unica donna che non giudicate esagerata però è sempre lei, la D'Amico, che evidentemente ha capito tutto: non solo è bella e soda, ma sa anche parlare di calcio. Esemplare da tenere a debita distanza.
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